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Ricchezza finanziaria a livelli record. Ma come cambiano le abitudini di investimento degli Italiani?

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Arrivano puntuali i dati della Fabi sul patrimonio finanziario degli Italiani.

Nel 2025 la ricchezza finanziaria raggiunge la cifra record di quasi 6.500 miliardi di euro.

Analizziamo le ragioni della crescita e come gli Italiani investono il loro denaro. È cambiato qualcosa negli ultimi anni?

Dal 2020 al 2025 la crescita della ricchezza finanziaria è stata pari al +35%, un numero che esprime quanto il risparmio privato sia solido nel nostro Paese. Oltre alla crescita, però, si evidenzia un nuovo modo di risparmiare: la liquidità è sempre a livelli significativi, ma la componente azionaria nei portafogli pesa di più.

In particolare, aumenta il peso degli investimenti finanziari e degli strumenti assicurativi: azioni (+113%), titoli (+111%) e fondi comuni (+30,8%).  Non si tratta, però, solo di un cambiamento di abitudini nel periodo di riferimento; i mercati finanziari hanno dato una bella mano, contribuendo a valorizzare le attività finanziarie detenute. La liquidità rappresenta 1.603 miliardi di euro (+3%), salendo con meno intensità. In sostanza, nel suo complesso il patrimonio finanziario è più ampio e maggiormente diversificato.

Dove tengono i risparmi gli Italiani, dunque? 

La composizione del patrimonio finanziario è la seguente: 24,7% in conti correnti e depositi; 8,1% in Bot, Btp e altre obbligazioni; 32% in azioni; 13,9% in fondi comuni; 18,1% in polizze assicurative e 3,2% in altro (derivati, crediti).

C’è un cambiamento visibile nelle modalità di gestione della ricchezza finanziaria complessiva: la liquidità sui conti correnti cresce di circa 30 miliardi di euro, mentre i depositi vincolati si riducono di oltre 11 miliardi (su questo l’andamento dei tassi di interesse ha di certo orientato la scelta). Tuttavia, il fatto che una quota più alta del risparmio venga indirizzata altrove evidenzia una rinnovata attrazione verso strumenti finanziari con una maggiore potenzialità di rendimento. Stabilità e protezione del patrimonio non vengono meno, ma si guarda anche alla remunerazione del capitale.

È proprio la componente azionaria la voce che contribuisce di più all’aumento complessivo della ricchezza finanziaria. Non sostituisce la necessità di prudenza, di sicurezza, caratteristica tipica dei portafogli finanziari italiani, ma introduce la ricerca di una diversa strategia di diversificazione.

In quest’ottica, la crescita delle polizze assicurative (+4,1% in un anno), è importante, perché si tratta di strumenti che assolvono sia alla funzione di investimento che a quella di tutela del patrimonio e di pianificazione successoria.

Facciamo un paragone con l’investitore americano.  

L’investitore italiano è ancora molto legato al mattone e ai Titoli di Stato; quello americano investe di più in azioni diversificate e fondi. Mentre in Italia si risparmia perché “non si sa mai”, negli Stati Uniti si investe dalla nascita sui mercati finanziari per costruire la pensione. Gli americani si indebitano molto, gli Italiani no.

Non esiste un modo migliore di un altro di investire, ma ciò che caratterizza i mercati finanziari è il lungo periodo, maturare un’esperienza che non faccia spaventare durante le oscillazioni negative, avendo diversificato il denaro in funzione degli obiettivi. L’investitore americano ha imparato a mantenere la rotta quando il mercato scende, perché l’esperienza maturata gli ha insegnato che nel lungo periodo si risale. Ed è la capacità di saper aspettare l’ingrediente vincente che lo avvicina ad un maggiore rischio potenziale in funzione di un maggiore rendimento e dell’attesa del tempo, e che lo compensa con risultati importanti in grado di gestire la perdita di potere di acquisto reale del denaro.

Una regola semplice, che è, però, efficace nella gestione del proprio portafoglio.

Maria Luisa Visione