Il tema della longevità si impone ogni giorno di più in Italia, ma chi sosterrà l’aumento dei costi che ne deriverà?
Che ruolo avrà lo Stato rispetto alle spese sostenute dalle famiglie italiane, spesso costrette ad autofinanziarsi rivolgendosi al settore privato, viste le lunghe liste di attesa del sistema sanitario nazionale?
I cambiamenti economici, demografici e sociali che ci hanno interessato negli ultimi anni aprono a una serie di riflessioni su un aspetto fondamentale per ogni cittadino, ovvero la sua salute e le tutele che ha a disposizione per governarla.
Nel 2024 la spesa sanitaria pubblica di circa 139,4 miliardi di euro ha rappresentato circa il 6,3% del PIL, in aumento del 4,9% rispetto al 2023 (Fonte: Rapporto MEF n. 12 sulla spesa sanitaria – Ragioneria Generale dello Stato). Guardando l’evoluzione dal 2011 al 2024, la spesa sanitaria pubblica presenta ogni anno un incremento in valore assoluto. Eppure, il dato su cui riflettere, è che quella privata continua ad aumentare di più di quella pubblica. Nel 2024 la spesa sanitaria sostenuta di tasca propria ha raggiunto il livello massimo di oltre 46 miliardi di euro.
Inoltre, il rapporto della spesa sanitaria pubblica rispetto al PIL è a un livello inferiore alla media OCSE (7,1%) e alla media europea (6,9%). Nello specifico, quanto a spesa pro-capite, siamo al quattordicesimo posto in Europa con un divario di 43 miliardi di euro (Fonte: Fondazione Gimbe). Questo dato racconta un distacco che nel tempo è diventato strutturale e sempre più ampio.
In buona sostanza, se la spesa in valore assoluto cresce tanto quanto il PIL, la parte destinata alla sanità non cambia, perché la sanità riceve più soldi in valore nominale, ma non di più rispetto alle risorse del Paese. Quindi, nel momento in cui la quota di ricchezza nazionale destinata alla sanità non aumenta, la domanda di cure cresce di più dell’offerta e sale più rapidamente se i cambiamenti demografici e sociali, come l’invecchiamento della popolazione o la necessità di nuove terapie più costose, impattano progressivamente nel tempo.
Negli anni le liste di attesa nel SSN si sono allargate sempre di più: carenza di personale di base e specializzato, stipendi che non si allineano al costo della vita, minore capacità di effettuare visite ed esami. E se il pubblico non è disponibile, chi se lo può permettere si rivolge al privato, conclusione evidente dall’aumento record dei livelli di spesa sanitaria in tasca ai cittadini.
L’aspetto più delicato è che, sempre e ancor di più con crescita economica limitata o bassa, chi ha redditi alti potrà avere accesso alle cure in autonomia, ma chi, invece, non li ha, dovrà rinviare visite ed esami, rinunciare alle prestazioni, curarsi più tardi.
In sintesi, la mancata crescita della spesa sanitaria rispetto al PIL, e, di conseguenza, in termini pro capite, in un contesto in cui la popolazione invecchia, ed ha, in prospettiva maggiore bisogno di cure, e di cure anche più costose, si traduce nelle inefficienze e nelle disuguaglianze sociali alle quali assistiamo.
Diventa chiaro che, in valore assoluto, non possiamo aspettarci, in futuro, una riduzione della spesa sanitaria pubblica, e che esploderà il bisogno di assistenza agli anziani non autosufficienti. Considerando, poi, il fenomeno della denatalità, avremo meno persone in età lavorativa.
Secondo le stime della Ragioneria dello Stato saranno proprio le componenti di spesa sanitaria pubblica relative agli anziani fragili e alla Long Term Care che cresceranno maggiormente al 2050 e che sono strettamente connesse all’assistenza primaria e territoriale (medici di famiglia, infermieristica locale, assistenza domiciliare, telemedicina, monitoraggio delle patologie croniche, integrazioni sociosanitarie).
Ragionando in maniera semplicistica, ma efficace, i 46,4 miliardi di euro di spesa sanitaria out of pocket, rapportati alla popolazione attuale, portano a una spesa media per abitante che supera i 700 euro l’anno.
Se oggi le famiglie italiane finanziano, dunque, circa il 25% della spesa sanitaria nazionale, cosa accadrà domani?
Il tema sanitario sta assumendo un peso sociale sempre più importante, come è accaduto per il tema della pensione pubblica, che sappiamo non basta più. Con la longevità che vedrà aumentare gli ultraottantenni, i costi dell’invecchiamento, stando così le cose, peseranno sempre di più sulle tasche del privato cittadino ed è la gestione della non autosufficienza la sfida che si sta aprendo adesso. Sia per lo Stato che per i cittadini.
I Paesi europei che già oggi spendono di più in sanità come la Germania, la Francia, l’Inghilterra affrontano le nostre stesse problematiche demografiche, ma la differenza è che hanno già destinato una quota maggiore del PIL alle cure territoriali, all’assistenza domiciliare, alla gestione della non autosufficienza, all’incremento del personale sanitario necessario.
E noi?
Maria Luisa Visione