A Colle nasce una delle poche comunità per minori d’Italia. Lojudice: “La Chiesa deve aiutare i giovani a non prendere brutte strade”

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In Toscana è la prima e in Italia se ne contano pochissime: la comunità semiresidenziale per minori che nasce a Colle val d’Elsa diventa un punto di riferimento che mette insieme Chiesa, politica, istituzioni e aziende per costruire sì una realtà sicura per i giovanissimi ma anche una vera e propria rete di collaborazione e solidarietà che riguarda un intero territorio. “La Chiesa deve avere veramente gli occhi dei bambini”.

Parte da qui, dalle parole del cardinale Augusto Paolo Lojudice, il senso di “SEMI per il futuro”, la nuova comunità semiresidenziale per minori che nascerà a Colle di Val d’Elsa. Un luogo pensato per tendere una mano prima che una difficoltà diventi una frattura, accompagnando bambini e adolescenti che vivono situazioni di disagio sociale o familiare. La struttura, in via dei Mille 80/a, sarà inaugurata il 18 settembre alle 18. Il progetto nasce dall’alleanza tra l’Arcidiocesi di Siena-Colle di Val d’Elsa-Montalcino, Salesiani per il Sociale e Associazione “L’Incontro” APS, in collaborazione con la Fondazione Territori Sociali dell’Alta Valdelsa e la Società della Salute.

Potrà accogliere 10-12 ragazzi dagli 8 ai 16 anni, nei giorni feriali dalle 13 alle 19. L’obiettivo è intervenire sulle fragilità prima che possano trasformarsi in marginalità ed esclusione, cercando anche di prevenire l’allontanamento dei minori dal proprio contesto familiare. Dopo la scuola i ragazzi potranno pranzare insieme, essere aiutati nello studio, partecipare a laboratori e attività ricreative e ricevere un sostegno personalizzato.

Sono previsti anche accompagnamento psicologico e attività intergenerazionali con gli anziani del territorio. Un’impostazione che Lojudice porta con sé da una precedente esperienza maturata oltre 25 anni fa in una parrocchia romana. “L’orizzonte è quello di Don Bosco: offriamo qualcosa ai ragazzi prima che sia troppo tardi, perché poi potrebbe esserlo. Se cominciamo prima con un intervento educativo possiamo offrire loro un’opportunità”. Il cardinale ricorda anche cosa accadde ai ragazzi incontrati durante quell’esperienza: “Ricordo tanti bambini che passarono dal centro diurno che avevo a Roma: alcuni si sono salvati, altri purtroppo, nonostante tutto, hanno preso brutte strade. Penso che offrire un’occasione, tendere una mano, sia qualcosa di profondamente evangelico e quindi profondamente necessario”. Ma per Lojudice aiutare un ragazzo fragile significa soprattutto garantirgli una presenza sulla quale possa contare. “Quando sei davanti a un bambino che ha avuto delle difficoltà o che le ha ancora, se prometti una cosa la devi mantenere. Se gli dici ‘ci vediamo domani’, domani ci devi essere. Altrimenti non glielo dire”. Perché, avverte il cardinale, una promessa mancata rischia di “allargare ulteriormente le ferite che questi bambini e ragazzi portano dentro di sé”. Accanto ai volontari saranno quindi presenti operatori professionali capaci di assicurare continuità.

“Quello che conta è riuscire a dare ai bambini e ai ragazzi il senso di una presenza amica e costante”, sottolinea Lojudice. L’avvio effettivo delle attività con i minori dovrebbe avvenire nei prossimi mesi. “A Roma la chiamavo ‘casa mia, casa nostra’: l’idea di una casa che possa sostenere chi magari una casa ce l’ha, non ce l’ha oppure vive una situazione molto precaria”. Sul carattere preventivo dell’iniziativa insiste anche don Maurizio Verlizzi, inviato dal cardinale per seguire la realizzazione del progetto. “È una proposta nuova rispetto alle classiche case famiglia o addirittura al carcere minorile, perché noi vorremmo prevenire qualsiasi devianza. Si tratta di ragazzi che hanno difficoltà nelle loro famiglie e questa esperienza comunitaria, con la presenza di personale qualificato e volontari, li aiuta a crescere in maniera più armonica”.

Il riferimento è al sistema educativo di Don Bosco. “Prima che finiscano in carcere si può prevenire attraverso un sistema educativo attento alla persona nella sua globalità”, spiega Verlizzi. Un lavoro che non riguarderà soltanto scuola e studio, ma anche la quotidianità. “Spesso, purtroppo, con le famiglie che lavorano, un ragazzo arriva a casa e non trova neanche un piatto caldo. Anche questa è una sofferenza dei nostri ragazzi”. Il progetto ha trovato il sostegno del Comune di Colle di Val d’Elsa. Per il sindaco Piero Pii si tratta di “una scelta politica che ci consente di costruire un luogo dove si possono veramente affrontare le questioni legate alle emergenze che abbiamo e creare rapporti solidi con i giovani e con la città”. Un’iniziativa che rafforza anche il rapporto storico tra Colle e i Salesiani, presenti in città da 75 anni. La sfida, per Pii, sarà adesso quella della continuità: “Dobbiamo vedere come radicarla e come farla diventare strutturale nella città e nella Valdelsa”. Il sindaco sottolinea inoltre il possibile incontro tra generazioni, recuperando anche il rapporto con gli anziani che in passato frequentavano gli stessi spazi: “Le esperienze, i racconti e la vita delle persone più anziane della città e della Valdelsa possono trovare spazio anche in questo centro”.

Alla realizzazione hanno contribuito anche le imprese. Il presidente di Confindustria Toscana Sud, Marco Busini, spiega la scelta di sostenere l’iniziativa partendo dal valore dell’educazione: “La formazione e l’educazione sono alla base di ogni convivenza. Oggi parliamo di ambito scolastico e ricreativo, domani la stessa educazione e lo stesso stile di vita riguarderanno persone che si affacceranno al mondo del lavoro”. Per questo, aggiunge, Confindustria “apparentemente potrebbe sembrare molto lontana da questo principio, in realtà gli è molto vicina”. Un sostegno arrivato anche dal mondo imprenditoriale attraverso Stosa Cucine. Mauro Sani ricorda che il coinvolgimento è nato dopo una visita del cardinale agli stabilimenti dell’azienda: “Da quella visita è nato qualcosa, c’è stato un seguito che ci ha portato anche a questo progetto.

Noi siamo molto vicini alle organizzazioni religiose e culturali e facciamo molto per il sociale”. Un concetto ribadito dalla responsabile delle risorse umane Cinzia Batalocco: “Credo che le imprese debbano essere in collaborazione costante con le istituzioni. Abbiamo sicuramente responsabilità differenti, ma lavorando insieme possiamo dare un valore aggiunto anche ai giovani”. questo testo che scriverò per giornale. riusciresti a tradurlo anche in uno speech da quaranta secondi per telegiornale

Katiuscia Vaselli