Au revoir Roberto: l’addio al Punto Einaudi di Siena

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Il 2015 per Siena si conclude con una libreria, la libreria dell’Einaudito di Roberto Greco, in via Pantaneto, che cessa la sua attività. Ogni chiusura di un esercizio commerciale è un dramma, perché dietro e dentro un esercizio commerciale ci sono sempre delle persone che da lì traggono i loro mezzi di sostentamento. Non solo. Un negozio – ecco il secondo aspetto del dramma – può diventare anche un “luogo”, nel senso che Marc Augé conferisce alla parola, vale a dire uno spazio identitario, relazionale e storico, così diverso dalle stazioni, dagli aeroporti, dalle grandi catene alberghiere, dai centri commerciali, dove si transita e non si permane.

Ma perché ciò avvenga, occorre che quel negozio possieda una stabilità minima, vale a dire una profondità temporale, che consenta, a chi lo frequenta, di riconoscervi tracce del proprio passato e di sé, in modo da poter dire che quello spazio non solamente appartiene ai propri ricordi, non solamente fa parte del paesaggio urbano, ma costituisce anche un fattore della propria formazione di individuo. Ecco perché in quell’ambiente, a noi familiare, si entra anche non dovendo acquistare niente. Perché sentiamo che se noi siamo in un certo modo, è anche grazie a tutte le volte che in quel negozio ci siamo fermati, ci siamo seduti, abbiamo scambiato due parole, vi abbiamo speso, in sostanza, il nostro tempo.

Insomma, riconosciamo che esso per noi ha costituito, e costituisce, uno stabile punto di riferimento. Cosa questa che, se la modernità ha reso problematica, come già sapeva bene Baudelaire, la surmodernità ha visto diventare addirittura quasi impossibile, dal momento che tutto cambia in fretta e i negozi mutano insegna, prodotti esposti, titolari, più rapidamente di quanto impieghi un artista a svestire un abito di scena per indossarne subito un altro. Eppure, quando a chiudere è una libreria, a me pare che si possa parlare di dramma anche per un’altra ragione. È di tutta evidenza che pure al suo interno si vendono e si acquistano merci. In questo una libreria è più vicina a una galleria d’arte che non a un museo. Ma cosa si vende, cosa si acquista? Un prodotto che, nella maggior parte dei casi, è perfettamente inutile dal punto di vista pratico, e ciò vale soprattutto per una libreria, quale era quella splendidamente gestita e diretta da Roberto Greco, che puntava su certe collane, su certi autori, su una certa tipologia di libri e, dunque, di generi letterari.

Ma questa inutilità rispetto alle necessità quotidiane della vita (quali possono essere allestire un’apparecchiatura di tavola perfetta, curare le proprie piante e il proprio giardino, imparare il gioco degli scacchi, destreggiarsi nel mondo della finanza) è compensata da una grandissima utilità sotto l’aspetto della conoscenza della realtà esterna e interna al soggetto. Cos’altro è, infatti, la letteratura – non me ne vogliano gli strutturalisti che ci sono ancora in giro e che continuano a sostenere la necessità di un approccio esclusivamente interno all’opera – se non un affascinante “discorso sul mondo”, prendendo in prestito le parole da Tzvetan Todorov? E di quale “mondo” si sta parlando, se non di ciò che, nel bene e nel male, connota e definisce l’essere umano? Ecco perché nei libri si rinviene, attraverso il dialogo del lettore con l’autore e con la memoria letteraria, consapevole e inconsapevole, che quell’autore esibisce, il riflesso di ciò che siamo o potremmo essere in quanto uomini. Ogni libreria è uno spazio di conoscenza e di resistenza. E a Siena c’è un grande bisogno di entrambe.

Au revoir Roberto, ti auguro il bene e le soddisfazioni che meriti.

a cura di Francesco Ricci