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Auto di lusso e documenti falsi: da Siena parte l’indagine sulla maxi-truffa che ha coinvolto tutta Europa

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È da Siena che gli investigatori sono riusciti a riannodare i fili di una rete criminale capace di far sparire auto di lusso dai circuiti del noleggio a lungo termine e di reimmetterle sui mercati esteri. Un intestatario di un contratto di leasing residente in provincia ha infatti rappresentato uno degli snodi investigativi decisivi per ricostruire un’associazione strutturata, radicata soprattutto tra Campania e Toscana, ma con collegamenti anche all’estero.

L’indagine, coordinata dalla procura di Bolzano e condotta dalla Polizia di Stato di Siena e La Spezia, ha portato alla denuncia a piede libero di 41 persone, 37 uomini e 4 donne tra i 32 e i 73 anni. Gli indagati devono rispondere, a vario titolo, di associazione per delinquere, truffa, riciclaggio, autoriciclaggio, ricettazione e simulazione di reato.

La vicenda nasce nel febbraio 2022 nel porto commerciale di Anversa, in Belgio. Durante un controllo, un veicolo di alta gamma è risultato oggetto di appropriazione indebita. Da lì è partita la collaborazione tra le autorità belghe e la polizia stradale della Spezia. La vettura apparteneva a una società di noleggio con sede a Bolzano, mentre la denuncia era stata acquisita proprio alla Spezia.

Da quel primo accertamento gli investigatori sono risaliti al titolare del contratto di noleggio a lungo termine, residente appunto nella provincia di Siena. Le indagini, inizialmente coordinate dalla procura di Siena e poi da quella di Bolzano, hanno coinvolto la polizia stradale della Spezia, la squadra mobile di Siena e la polizia stradale di Siena.

“È stata un’indagine particolarmente complessa”, ha spiegato il questore di Siena Ugo Angeloni, “perché ha avuto origine da situazioni che apparentemente sembravano riconducibili ad appropriazioni indebite”. Gli approfondimenti hanno però fatto emergere, ha aggiunto, “sistemi basati su attestazioni e documentazione falsa”, utilizzati per ottenere contratti di noleggio a lungo termine.

Secondo quanto ricostruito dalla polizia, una volta acquisiti i veicoli, tutti di elevato valore economico, questi venivano occultati e poi reimmessi in un circuito diverso, generando proventi illeciti. “È stato necessario utilizzare l’esperienza specifica della polizia stradale e il lavoro investigativo della squadra mobile – ha sottolineato Angeloni – per ricongiungere tutti i tasselli e ricostruire la rete dei contatti”.

Il dirigente della squadra mobile di Siena, Pietro Vittorio D’Arrigo, ha spiegato che il lavoro degli investigatori è consistito nel “ricostruire un quadro unitario partendo da tessere di mosaico assolutamente sparse”, così da contestare l’esistenza dell’associazione per delinquere.

L’organizzazione, secondo D’Arrigo, funzionava con un sistema articolato in sei passaggi. Il primo era l’individuazione delle società di noleggio a lungo termine, tra le principali realtà italiane e internazionali del settore, e dei marchi di auto da acquisire: Jaguar, Maserati, Bmw, Mercedes e anche vetture elettriche come Tesla.

Il secondo passaggio riguardava la predisposizione della documentazione reddituale falsa. “All’interno dell’associazione operavano anche commercialisti – ha spiegato D’Arrigo – che creavano dichiarazioni dei redditi ad hoc, per diverse centinaia di migliaia di euro, nei confronti di soggetti che non avevano alcuna capacità contributiva”.

Nel corso delle indagini sono state individuate dichiarazioni dei redditi false anche superiori ai 400mila euro annui. Dalle intercettazioni, ha aggiunto D’Arrigo, sono emerse anche conversazioni in cui si discuteva di come “ritoccare” dichiarazioni vere, aumentandole artificialmente di 15 o 20mila euro per renderle più adeguate alla stipula dei contratti.

La terza fase era la sottoscrizione del contratto di noleggio. A intestarsi formalmente il contratto era un soggetto interno all’organizzazione, che poi delegava un altro componente al ritiro materiale del veicolo. Dopo il ritiro veniva pagata la prima rata e l’associazione iniziava a prendere tempo.

Il meccanismo prevedeva prima una falsa denuncia di smarrimento delle chiavi e poi una falsa denuncia di furto. Le denunce venivano spesso presentate in uffici di polizia lontani dal luogo in cui l’auto era stata ritirata o utilizzata, in modo da rendere più complesso il lavoro degli investigatori.

A quel punto entrava in funzione la parte dedicata al riciclaggio del mezzo. I veicoli venivano dotati di targhe provvisorie estere, talvolta intestate a cittadini di Paesi extraeuropei, potevano subire l’alterazione del numero di telaio e in alcuni casi anche la riverniciatura.

L’ultima fase era la rivendita e l’esportazione. I contatti con gli acquirenti avvenivano anche attraverso canali di messaggistica istantanea. Gli acquirenti potevano essere sia italiani sia stranieri, soprattutto collegati alle rotte internazionali individuate nel corso dell’inchiesta.

Il commissario capo Emanuele Gioele Facioni, dirigente della polizia stradale della Spezia, ha ricostruito il ruolo della sua struttura nell’indagine. “Per comprendere appieno l’operazione bisogna partire dalle origini – ha spiegato –. Tutto nasce nel porto commerciale di Anversa, in Belgio, nel febbraio 2022, quando un veicolo di alta gamma è risultato oggetto di appropriazione indebita”.

Da lì, ha ricordato Facioni, è nata la collaborazione tra autorità belghe e polizia stradale della Spezia, poi estesa alla squadra mobile di Siena e alla polizia stradale senese. “Grazie alle intercettazioni telefoniche e ambientali, ma anche a servizi di osservazione, controllo e pedinamento, siamo riusciti a identificare i soggetti coinvolti e le modalità con cui operavano”.

Secondo Facioni, l’organizzazione era in grado, “attraverso artifici e dichiarazioni totalmente false”, di aggirare i controlli delle società di autonoleggio. In questo modo le vetture venivano trasferite all’estero prima che i sistemi di localizzazione potessero diventare pienamente efficaci.

Le rotte individuate dagli investigatori erano principalmente due. La prima, emersa nella fase iniziale dell’indagine, portava verso il Mediterraneo e l’Africa: Spagna, Isole Canarie, Algeria e Guinea. Proprio un veicolo sequestrato ad Anversa, grazie ai canali di cooperazione internazionale, era diretto a Conakry, capitale della Guinea.

La seconda direttrice, più recente, guardava invece all’Est Europa e all’Asia centrale. Nel corso dell’attività sono emersi contatti con cittadini ucraini, kirghisi, bielorussi e polacchi, oltre a collegamenti con altri Paesi come Russia, Kazakistan e Lituania. In alcuni casi, gli acquirenti organizzavano viaggi in Italia per ritirare direttamente i veicoli e portarli oltre confine, anche attraverso il valico del Tarvisio.

Uno degli episodi ricostruiti riguarda una Bmw X6 che, dopo aver lasciato l’Italia, è stata tracciata in Polonia, Lituania, Bielorussia, Russia, Kazakistan e Kirghizistan, per poi rientrare nuovamente in Russia. Qui l’acquirente avrebbe individuato il sistema di tracciamento e lo avrebbe smontato.

Sono emersi trasferimenti anche verso l’area balcanica, tra Slovenia, Serbia e Croazia. Il sistema, secondo gli investigatori, veniva replicato con continuità e con una struttura capace di muoversi rapidamente tra Italia e mercati esteri.

Gli episodi contestati nei capi di imputazione sono 27, ma a livello investigativo si parla di oltre quaranta veicoli coinvolti. Il valore economico complessivo, stimato al ribasso sulla base del valore delle auto al momento della stipula dei contratti di noleggio, è di circa 1 milione e 580mila euro. Una cifra che, secondo gli investigatori, non tiene conto del possibile valore di rivendita finale dei mezzi nel mercato illecito.

La polizia ha sottolineato che la responsabilità degli indagati dovrà essere accertata nelle successive fasi del procedimento e solo in caso di eventuale sentenza definitiva.

I 41 indagati sono stati denunciati a piede libero. Oltre al cittadino residente in provincia la parte più consistente del gruppo, secondo quanto emerso, risulta provenire dalla Campania, ma ci sono cittadini stranieri provenienti da Uzbekistan, Kirghizistan, Bielorussia, Ucraina e Polonia.  Al momento non sono state emesse misure cautelari.

Marco Crimi