Dal Masaf stop all’olio extravergine contraffatto

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Con l’introduzione della nuova circolare del Ministero dell’Agricoltura e della Sovranità Alimentare, non si potrà più denominare olio extravergine, l’olio ottenuto dalla miscelazione con altri olii di oliva. La normativa preesistente, infatti, consentiva di correggere i difetti di un olio vergine aggiungendo una quota di extravergine, e denominarlo “olio extravergine” in etichetta. In sostanza, si permetteva che un prodotto di categoria inferiore venisse classificato come di qualità superiore (pratica già vietata per legge). Si trattava di una evidente truffa a danno dei consumatori e dei produttori. Era questa una dinamica spiega lo squilibrio attuale della filiera per cui in Italia si consuma più olio extravergine di quanto se ne produca, e se ne importa più di quanto se ne esporti. Secondo Coldiretti, infatti, la produzione annuale nel Belpaese tocca i 234 milioni di litri di olio extravergine d’oliva, a fronte di un consumo interno pari a 461 milioni di litri, inoltre ogni anno si esportano 318 milioni di litri e se ne importano circa 545 milioni. Secondo Coldiretti e Unaprol, ciò è prova del fatto che parte dell’olio estero viene commercializzata sfruttando impropriamente il richiamo all’italianità, con effetti negativi sia per i produttori sia per i consumatori. Il danno poi ha inciso notevolmente sui costi di vendita che sono calati del 50% in scaffale, nonostante per i produttori siano aumentati notevolmente i costi di produzione. Un grande passo verso la tutela del settore dell’oro verde per eccellenza. Certo è che per consolidare l’efficacia della norma e garantire il consumatore, occorrerà rafforzare i controlli, e la tracciabilità arrivando fino ad una mappatura genetica dei prodotti.

Stefania Tacconi