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Il doppio passo del Santa Maria della Scala: passato e futuro in mostra, statuto in aula

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Nuovi ingressi, spazi sospesi tra antico e contemporaneo, sale per eventi, luoghi di studio e percorsi ripensati. Il futuro del Santa Maria della Scala prende forma attraverso immagini che non raccontano soltanto un progetto architettonico, ma una possibile nuova idea di città.

È il cuore della mostra “Architetture, progetti e visioni”, inaugurata negli spazi del complesso monumentale e destinata ad aprire il confronto sul destino di uno dei luoghi più simbolici di Siena.

L’esposizione, curata da Luca Molinari Studio e promossa dalla Fondazione Antico Ospedale Santa Maria della Scala, ripercorre il lungo percorso che ha trasformato l’antico ospedale in polo culturale e museale e presenta il nuovo Masterplan strategico destinato a guidare il recupero delle aree ancora inutilizzate del complesso.

Attraverso disegni, fotografie, video, documenti storici e rendering, vengono raccontate le tappe che hanno segnato l’evoluzione del Santa Maria della Scala dopo la dismissione dell’ospedale: dai laboratori internazionali guidati da Giancarlo De Carlo negli anni ottanta al concorso internazionale degli anni novanta vinto da Guido Canali, fino alle più recenti riflessioni sul futuro della struttura.

Al centro della mostra ci sono le proposte elaborate da tre studi di architettura di rilievo internazionale: LAN Architecture, Studio Odile Decq e Hannes Peer Architecture. Tre approcci differenti chiamati a confrontarsi con le parti del complesso ancora da recuperare e a immaginare nuove funzioni per gli spazi oggi non pienamente accessibili.

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Per il sindaco Nicoletta Fabio il Santa Maria della Scala rappresenta molto più di un museo. “Quando parliamo del Santa Maria parliamo di Siena e del modo in cui una comunità guarda a se stessa e decide di costruire il proprio futuro”, ha affermato. “Non deve essere un contenitore di mostre, non un contenitore di reperti, ma un luogo realmente abitato dalla cittadinanza, dai giovani, dagli studenti, dalle scuole, dalle famiglie, dall’università e dalle associazioni”.

Nel suo intervento il primo cittadino ha anche rivendicato il lavoro portato avanti dall’amministrazione comunale sul fronte della governance e della riorganizzazione della Fondazione, annunciando l’intenzione di portare il nuovo statuto all’esame del consiglio comunale nel mese di giugno. “Abbiamo sostenuto e continuiamo a sostenere con convinzione il percorso avviato dalla Fondazione. Lo abbiamo fatto con scelte di governance, con una progressiva messa in ordine dell’aspetto amministrativo, con il sostegno ai bilanci del Santa Maria e con il lavoro sul nuovo statuto”, ha detto Fabio.

Il presidente della Fondazione Santa Maria della Scala, Cristiano Leone, ha definito il Masterplan “uno strumento di lavoro concreto” e non un progetto definitivo. “Un luogo come il Santa Maria della Scala non può essere trasformato attraverso interventi episodici o scollegati tra loro. Ha bisogno di una visione complessiva e di priorità chiare”, ha spiegato. Secondo Leone, il piano servirà anche a costruire un percorso di raccolta fondi pubblici e privati per sostenere le future trasformazioni del complesso.

Un concetto ripreso anche dal curatore della mostra, Luca Molinari, che ha insistito sulla necessità di immaginare il Santa Maria come un organismo vivo e in continua evoluzione. “Il museo non è più soltanto un luogo di conservazione. È una casa della comunità”, ha affermato. “La ricchezza del Santa Maria della Scala è quella di non essere soltanto un luogo dove visitare una collezione, ma uno spazio in cui fare molte cose contemporaneamente”.

La mostra resterà aperta fino a settembre e rappresenta il primo passo di un percorso che, nelle intenzioni della Fondazione, dovrà coinvolgere cittadini, istituzioni, professionisti e associazioni nella definizione del futuro del più grande complesso monumentale della città. Tra gli obiettivi indicati dal Masterplan c’è anche la progressiva riattivazione di circa 18mila metri quadrati oggi non pienamente utilizzati, con nuove funzioni culturali, educative, sociali e di servizio.

Marco Crimi