Il sogno di Giustarini diventa realtà: «Sei giorni di gioia, questa Contrada se lo meritava»

Condividi su

Prima bisogna convincersi che il sogno sia possibile. Poi convincere un’intera Contrada a inseguirlo. E alla fine servono anche un cavallo e un fantino. Fabio Giustarini mette in fila così gli ingredienti che hanno riportato il Nicchio sul verrocchio dopo 28 anni: «È arrivato il cavallo, è arrivato Giovanni e poi è arrivato il Palio». Per il capitano dei Pispini è il coronamento di un percorso iniziato con una convinzione precisa: quella che il Nicchio potesse finalmente interrompere il digiuno cominciato nel 1998.

«È stata una cosa in cui credevo, in cui sono riuscito a far credere alla Contrada: inseguire un sogno. Questo sogno l’abbiamo inseguito. Poi ci vuole, come sempre in tutte le cose, la fortuna: è arrivato il cavallo, è arrivato Giovanni e poi è arrivato il Palio».

Ma Giustarini guarda anche a quello che è successo prima della corsa. Sei giorni diventati una Festa nella Festa, allungata dai rinvii per maltempo. «Credo che vada data la giusta importanza a tutte le cose. La Contrada si è goduta questi giorni perché, indipendentemente dal risultato della corsa, credo che il bello sia vedere un rione, un popolo che da anni non aveva un cavallo, finalmente aveva un cavallo. Vederlo godere sei giorni di gioia, di serenità, di amicizia. Questa è la cosa più bella e credo, in questo, di avere anche un po’ di merito».

Il capitano parla poi del rapporto ritrovato con il Nicchio: «Ho trovato una Contrada meravigliosa, che mi ha accolto benissimo dopo vent’anni che ero stato in campagna e mi ha dato fiducia, ha creduto in me. Hanno creduto nelle cose che gli ho detto. La Contrada è coesa e io lo credo da sempre: il Palio una Contrada lo vince quando se lo merita. E noi quest’anno ce lo meritavamo».

La gioia della vittoria si accompagna però alla preoccupazione per Giovanni Atzeni detto Tittia, caduto dopo il bandierino al termine della corsa. «Giovanni viene trattenuto qualche giorno in osservazione per un trauma cranico. Però era cosciente e non ci sono altre complicanze dal punto di vista di fratture o di altre cose. È un peccato perché si poteva godere la Festa».

Prima della caduta, una Carriera dominata ma preceduta da una mossa lunghissima. E Giustarini ammette di avere avuto qualche timore: «È stata una mossa un po’ lunga e, onestamente, mi sono anche un po’ preoccupato perché, conoscendo Giovanni, avevo paura che ripetesse l’errore che aveva già fatto nel 2018, di voler sistemare le cose da sé. Quando incominciava a girellare, la cosa mi preoccupava. Poi probabilmente voleva tenere il cavallo un pochino sveglio, non avendo lavorato per due giorni. E poi a Giovanni non c’è da dirgli niente».

Anche l’esperienza, ammette il capitano, cambia il modo di vivere quei minuti: «Rispetto a trent’anni fa il mio stato d’animo è diverso. Un po’ di apprensione ce l’avevo. Quando hai quarant’anni c’è l’incoscienza, quando ne hai settantacinque c’è un po’ di… insomma».

E se il Palio sia cambiato, Giustarini ha pochi dubbi: «Relativamente. Tanto il Palio lo vince il miglior cavallo montato dal miglior fantino. La storia è sempre quella».

Più articolato il giudizio sulla lunga gestione della mossa. «Non è che si può andare dal mossiere a dirgli come lo deve fare. C’è un regolamento e si deve attenere a quello, però il colpo d’occhio ce l’ha lui». Giustarini evidenzia però anche quanto la situazione fosse diventata delicata: «Si è rischiato e i cavalli dentro incominciavano a essere nervosi, qualcuno tirava calci».

Infine la dedica, arrivata quasi sopraffatta dall’emozione: «La dedico a tutta la Contrada, la dedico alla mia famiglia…». Dopo 28 anni, per il Nicchio, il sogno inseguito è diventato Palio.