Negli ultimi tempi si sta affermando sempre più la tendenza in estate a degustare il vino rosso freddo. Sarà per il cambiamento climatico e le temperature sempre più estreme, o per il mutamento dei gusti, la regola secondo la quale il vino rosso si serve ad una temperatura di servizio tra i 18 e i 20 gradi, per assaporarne al meglio le caratteristiche, subisce un netto ridimensionamento. Via libera dunque ai vini rossi di frigorifero, soprattutto d’estate quando si cerca più freschezza e leggerezza.
La nuova tendenza, tuttavia, non può essere applicata indistintamente a tutte le tipologie; vini importanti e consistenti come Amarone, Barolo, Brunello, con una marcata componente di tannino (ndr. quella che lascia al palato la sensazione di asciutto), esprimono al meglio le proprie caratteristiche solo se serviti alla classica temperatura di servizio. Un raffreddamento ulteriore renderebbe questi vini più spigolosi al palato e chiusi al naso, rendendoli meno piacevoli da bere (anche a chi inesperto). Fortunatamente in Italia abbiamo una ricchezza straordinaria di vitigni, e tra questi ve ne sono molti che ben si prestano ad essere apprezzati al meglio tra i 10 e i 14 gradi. A farla da padrone sono i vini rossi fermi del Nord Italia come la Schiava dell’Alto Adige, la Freisa del Piemonte, il Dolcetto o il Grignolino d’Asti, e ancora il Bardolino del Veneto, il Lambrusco dell’Emilia Romagna, ma c’è anche il Ciliegiolo in Toscana, il Frappato della Sicilia e molti altri. Sono vini dai tannini delicati, dove la temperatura più fresca rende la componente alcolica più equilibrata, donando maggiore aromaticità e gradevolezza al palato.
Questi vini si accompagnano bene a piatti che un vino bianco non potrebbe sostenere, come una vitella tonnata, una pappa al pomodoro, la pasta al sugo o altri piatti a base di pomodoro. Funzionerebbero bene anche su un baccalà alla livornese o zuppe di pesce, e piatti di carne rossa delicati. Per raggiungere la temperatura ideale, è sufficiente raffreddare per una mezz’oretta in frigo la bottiglia. Provare per credere!
Stefania Tacconi