Intesa porta il risiko alla Consob: fari sulle operazioni di Mps
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Il risiko bancario finisce anche sul tavolo della Consob. Intesa Sanpaolo ha presentato all’Autorità di vigilanza osservazioni e considerazioni sulle criticità che sarebbero emerse dalle operazioni annunciate dopo il lancio dell’Opas su Monte dei Paschi.
L’iniziativa, secondo fonti a conoscenza del dossier, punta a tutelare l’integrità del mercato e la corretta informazione nei confronti di tutti gli azionisti. Ma nella segnalazione di Intesa c’è soprattutto un punto sul quale viene richiamata l’attenzione: la necessità di rispettare la normativa vigente e, in particolare, la cosiddetta passivity rule. Un nuovo elemento, dunque, entra nella partita che si sta giocando intorno a Rocca Salimbeni, proprio mentre Luigi Lovaglio difende il progetto industriale del Monte. L’amministratore delegato, nella lettera inviata al Financial Times, ha respinto l’idea di una complicata integrazione “a quattro”, ricordando che quella con Mediobanca è già in corso e sostenendo che Banco Bpm e Banca Generali rappresentano due operazioni differenti. Intanto la politica continua a discutere del risiko. Antonio Tajani, dal Meeting di Rimini, ha ribadito che deve essere il mercato a decidere, mentre alla politica spetta fissare le regole e verificarne il rispetto. E domani un altro passaggio importante: il consiglio di amministrazione di Generali esaminerà l’offerta di Mps su Banca Generali, della quale la compagnia possiede il 50,17%.
Il Monte dei Paschi “è l’unica vera banca di una certa consistenza che opera nel centro Italia”, ha detto intanto il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani, intervenuto all’indomani dell’incontro a Roma con il ministro dell’Economia.
Un tavolo che “ha dato una percezione che sempre più ci si rende conto che l’integrità del Monte dei Paschi di Siena, la sua capacità di poter essere soggetto con quell’identità che si porta dietro dal 1472, non è più un valore solo per i cittadini di Siena e della Toscana, ma sempre più ci si rende conto che è interesse nazionale”, aggiunge. “L’interesse nazionale a non smembrarlo, a non fare lo spezzatino delle filiali fra quello e quell’altro soggetto bancario – spiega Giani- e il fatto che queste cose le abbia ieri condivise il ministro dell’Economia Giorgetti, indubbiamente mi dà la percezione che noi dobbiamo insistere su questa strada”.
“Poi su quello che è il rischio finanziario, noi non dobbiamo fare i tifosi dell’uno o dell’altro. Certo, gradiamo molto di più coloro che dell’integrità del Monte dei Paschi ne fanno il loro metodo d’azione, ma quello che è importante è far sentire che ormai l’attività bancaria non può essere ridotta agli algoritmi e al cinismo delle logiche finanziarie”, conclude Giani.
Sul fronte politico, intanto, arrivano nuove critiche all’esito dell’incontro al Mef. Sinistra Italiana Siena parla di un vertice “senza sostanza” e sottolinea come il congelamento del 4,8% detenuto dallo Stato non rappresenti, da solo, una garanzia sull’integrità del Monte. Per il circolo senese il vero strumento sul quale sarebbe servito un passo avanti è il Golden Power, con garanzie su marchio, assetto industriale, occupazione e permanenza a Siena del centro decisionale. La richiesta alla politica è di non limitarsi alla logica secondo cui a decidere debba essere soltanto il mercato.
Critico anche Giorgio Del Ciondolo della segreteria nazionale di Avanti-PSI, che parla di un incontro concluso con “impegni zero del Governo”. Secondo Del Ciondolo, la neutralità dell’esecutivo finirebbe per favorire la grande finanza. Avanti-PSI si schiera invece a favore del progetto di Lovaglio su Banco Bpm e Banca Generali, ritenendo preferibile la nascita di un terzo polo bancario per garantire maggiore concorrenza e tutelare famiglie e imprese.