Mps, convocati in Comune i parlamentari toscani. L’allarme: “Senza la direzione impatto vicino alle due cifre per il pil di Siena”

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Prima il consiglio comunale monotematico, poi il confronto con i parlamentari toscani. Siena mette due date in fila sul calendario del Monte dei Paschi: il 2 settembre l’aula di Palazzo Pubblico sarà interamente dedicata alla banca, mentre il giorno successivo, 3 settembre , Regione Toscana, Provincia e Comune di Siena hanno convocato i parlamentari eletti in Toscana per fare il punto sulla partita che sta ridisegnando il futuro di Rocca Salimbeni.

Due appuntamenti che arrivano mentre il risiko continua a muoversi tra l’Opas di Intesa Sanpaolo su Mps e la risposta di Luigi Lovaglio con le operazioni su Banco Bpm e Banca Generali. E mentre le istituzioni chiedono integrità, direzione e occupazione a Siena, dal mondo economico arriva un elemento destinato a pesare nel confronto: quanto varrebbe per il territorio perdere non semplicemente una sede legale, ma la “testa” della banca lasciando soltanto una rete di filiali?

A provare a fornire un’indicazione su questo interrogativo è la Camera di Commercio Arezzo-Siena. Il presidente Massimo Guasconi spiega che è in corso una valutazione dell’impatto del Monte sull’economia locale e paventa effetti “al nostro valore aggiunto, al nostro Pil, che si avvicinano molto alle due cifre”, afferma. Nessun numero definitivo, per ora: i calcoli dovranno essere verificati anche insieme a Banca d’Italia.

Il punto, chiarito anche a margine dell’incontro, riguarda proprio la differenza tra avere sul territorio la sede e le funzioni di una grande banca e conservarne soltanto le filiali. Per la Camera di Commercio Mps è la prima azienda toscana per volumi e occupazione e il suo peso non si esaurisce nei posti di lavoro diretti: comprende il rapporto con le imprese, il credito e l’intero indotto economico.

È anche su questo terreno che insiste la presidente della Provincia Agnese Carletti. Le parole di Carlo Cimbri, secondo Carletti, “non aggiungono e non tolgono assolutamente niente” alle richieste già formulate dalle istituzioni. L’obiettivo resta che Mps mantenga sul territorio “la sua direzione, i suoi dipendenti”, tutelando indotto, filiali e soprattutto l’accesso al credito delle piccole e medie imprese.

Più prudente sulle rassicurazioni è anche Valerio Fabiani, consigliere del presidente Eugenio Giani per le crisi aziendali: “Abbiamo letto alcune rassicurazioni, però penso che, come si dice in questi casi, dobbiamo andare a vedere, quindi andare anche un po’ oltre le dichiarazioni”. Avere a Siena “le radici, la testa di quella banca”, osserva, significa infatti poter mantenere una funzione importante anche nel credito alle imprese e nel sostegno agli investimenti.

Sulla stessa linea il senatore Silvio Franceschelli, che richiama la necessità di mantenere “l’identità territoriale, strutturale e lavorativa” del Monte. Il tema, sostiene, non è stabilire chi debba essere azionista della banca, ma quale banca resterà alla fine della partita e quale ruolo continuerà ad avere nel sistema del credito.

Intanto il risiko entra anche nel mirino di Assoutenti, che ha presentato un esposto a Consob e Banca d’Italia chiedendo verifiche sulle operazioni che coinvolgono Mps, Banco Bpm e Banca Generali nel contesto dell’Opas di Intesa. L’associazione precisa di non prendere posizione a favore di alcuna operazione e chiede approfondimenti, tra l’altro, sulla gestione delle informazioni rilevanti per il mercato, sulle interlocuzioni tra Mps e Banco Bpm, sulle sinergie prospettate e sui processi di governance interna del Monte.

Marco Crimi