Luigi Lovaglio prende carta e penna e porta direttamente sulla scrivania del Financial Times la difesa del progetto Mps. L’amministratore delegato di Rocca Salimbeni risponde al quotidiano britannico e contesta la rappresentazione di una complessa integrazione “a quattro”: Mediobanca, sottolinea, è già dentro un percorso avviato, mentre Banco Bpm e Banca Generali rispondono a logiche industriali differenti. E al FT chiede soprattutto un “confronto equo” con l’alternativa rappresentata dall’offerta di Intesa Sanpaolo.
Il primo punto riguarda proprio Mediobanca. Secondo Lovaglio, il Financial Times avrebbe descritto “erroneamente il nostro piano come un’integrazione ‘a quattro vie’”. Per l’amministratore delegato del Monte, “l’integrazione con Mediobanca è già in corso” e considerarla alla stregua di una nuova operazione finirebbe per sovrastimare “sia ciò che resta da fare sia il rischio complessivo di esecuzione”.
Lovaglio respinge anche la lettura del progetto come una risposta puramente difensiva alle mosse in corso nel risiko bancario. “Il nostro progetto industriale è molto più di una manovra difensiva”, scrive, contestando anche la definizione di piano “stravagante” utilizzata dal quotidiano britannico. La strategia, sostiene, nasce invece da “una solida visione di crescita” rivolta a famiglie, imprese e, più in generale, all’economia italiana.
L’amministratore delegato entra quindi nel merito delle operazioni su Banco Bpm e Banca Generali, sottolineando che “non sono entità equivalenti” e non possono quindi essere considerate come un’unica grande sfida di integrazione. Banco Bpm rappresenterebbe una fusione tra due banche commerciali con attività complementari e una precisa logica industriale. Banca Generali costituirebbe invece un tassello strategico nel settore della gestione patrimoniale, caratterizzato da un modello operativo e da una clientela differenti.
Ma è sul confronto con Intesa Sanpaolo che Lovaglio alza ulteriormente il tono della replica. L’Ad si dice “colpito” dall’analisi del Financial Times perché, a suo giudizio, anche l’alternativa Intesa presenta rischi che non sarebbero stati adeguatamente considerati.
Lovaglio cita in particolare i rischi “di integrazione, normativi, antitrust e di cessione”, indicando tra le possibili conseguenze anche “lo smembramento della stessa Mps” e una riduzione della concorrenza nel sistema finanziario italiano.
Da qui la conclusione indirizzata al quotidiano britannico: tanto il progetto elaborato da Mps quanto quello di Intesa presentano elementi di complessità. Per questo, sostiene Lovaglio, “un confronto equo dovrebbe tenerne conto di entrambi”.