Mps, Lovaglio sfida Intesa: “Il loro progetto divide, noi uniamo”

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Intesa vuole Mps, Lovaglio rilancia: Rocca Salimbeni non deve finire dentro un altro gruppo, ma diventare il centro di qualcosa di ancora più grande. È questo il cuore della sfida che l’amministratore delegato racconta in un’intervista a Repubblica, contrapponendo senza mezzi termini il progetto autonomo del Monte all’offerta arrivata da Cà de’Sass. “Intesa divide Mps, trasferisce le reti, i clienti e le relazioni, il nostro ne preserva l’integrità”, afferma Lovaglio, che punta a fare della banca senese “il baricentro di un gruppo di matrice italiana”.

La partita, dunque, viene presentata dall’amministratore delegato come una scelta tra due modelli. Da una parte l’offerta di Intesa, dall’altra il progetto costruito attorno alle operazioni su Banco Bpm e Banca Generali, oltre al percorso già avviato con Mediobanca. Un disegno che, secondo Lovaglio, renderebbe il nuovo gruppo più competitivo nel credito, nel risparmio gestito, nelle assicurazioni e nella consulenza, mantenendo allo stesso tempo “i centri decisionali radicati nei territori”. Agli azionisti Mps viene prospettata anche una distribuzione straordinaria di circa 4 miliardi tra cassa e azioni Generali.

A chi considera troppo complessa la doppia operazione su Banco Bpm e Banca Generali, Lovaglio risponde che il progetto è “articolato ma assolutamente gestibile”. Il cuore sarebbe una combinazione tra due banche tradizionali, Mps e Banco Bpm, considerate complementari dal punto di vista geografico e commerciale. Banca Generali servirebbe invece ad accelerare la costruzione di un grande polo nel wealth management, mentre Mediobanca avrebbe una propria “road map autonoma”.

E a Carlo Cimbri, amministratore delegato di Unipol, che aveva definito “creativo” il progetto e orientato alla difesa dello status quo, Lovaglio risponde con i numeri: il nuovo gruppo avrebbe 11 milioni di clienti, oltre 800 miliardi di attività finanziarie e circa 250 miliardi di crediti alla clientela. “Se costruire un gruppo più forte è ‘creatività’ allora accetto il complimento”.

Lovaglio insiste soprattutto su un concetto: nessuna banca verrebbe fatta a pezzi. “Nessuno spezzatino. Il nostro progetto unisce, non divide”. Banco Bpm porterebbe una maggiore presenza al Nord, mentre Mps è maggiormente radicata nel Centro e nel Sud. L’obiettivo dichiarato è mettere insieme territori, clienti e competenze senza ridurre la capacità di erogare credito alle imprese.

Nell’intervista a Repubblica entra inevitabilmente anche il tema di Siena e dell’identità del Monte dei Paschi. Lovaglio riprende le parole della presidente del Consiglio Giorgia Meloni contro uno smembramento della banca e le considera “importanti” perché riconoscono il valore dell’integrità, del nome e del ruolo di Mps. Poi pronuncia una delle frasi più nette dell’intervista: “Mps non è solo una banca, è un’istituzione nazionale che tiene insieme storia, territorio e futuro”.

Ma la sfida decisiva sarà quella con gli azionisti. Mps è sottoposta alla passivity rule e il 29 ottobre l’assemblea sarà chiamata a pronunciarsi sulle operazioni lanciate dal Monte. Lovaglio dice a Repubblica di non avere avuto contatti preventivi con alcun azionista, “e quindi nemmeno con Delfin”.

Sul ruolo dei grandi fondi internazionali, alcuni dei quali hanno maggiori investimenti in Intesa rispetto a Mps, Lovaglio non sembra intenzionato a considerare la partita già decisa. “Non credo che i grandi investitori votino per peso. Valuteranno il rendimento, la sostenibilità del progetto e il track record di risultati raggiunti”. E ricorda che dal 2022, anno dell’aumento di capitale, il titolo Mps è cresciuto di oltre il 500%, oltre alla distribuzione di dividendi.

Quanto al Governo, Lovaglio prende atto della neutralità espressa dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti e non invoca interventi. “Il giudizio spetterà al mercato e agli azionisti”.