Rapporto Caritas: Siena alle prese con una povertà cronica, aumenta la crisi per i pensionati
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La povertà a Siena cambia volto, diventa più silenziosa, più stabile, più difficile da spezzare. Meno persone rispetto al picco del post-Covid, ma bisogni sempre più continui: pensionati che non arrivano a fine mese, lavoratori poveri, famiglie schiacciate dal costo della vita e giovani fragili. È la fotografia scattata dal Rapporto Povertà 2025 della Caritas Diocesana di Siena, presentato ieri e capace di restituire numeri che fanno riflettere.
A preoccupare particolarmente è l’aumento degli over 65, che oggi rappresentano circa il 20% degli utenti della Caritas. “Parliamo di pensionati che magari hanno una casa e una pensione – spiega don Vittorio Giglio, direttore della Caritas Diocesana di Siena– ma che non riescono più a sostenere il costo della vita”.
Un altro dato che colpisce è forse quello degli accessi ai servizi: +30% rispetto all’anno precedente. Non aumenta soltanto chi chiede aiuto, ma soprattutto la frequenza con cui torna a chiederlo. Nel 2025 la Caritas ha seguito circa 900 persone, per quasi 12.500 accessi complessivi. In pratica ogni utente si è rivolto agli sportelli in media 14 volte in un anno, contro le 10 del 2024.
“Dal Rapporto emergono più ombre che luci – spiega Giglio –. Se guardiamo lo storico c’è un leggero calo rispetto agli anni precedenti, ma dipende dalla fine dell’emergenza post-Covid. In realtà le povertà stanno aumentando e diventano sempre più croniche”.
A preoccupare particolarmente è l’aumento degli over 65, che oggi rappresentano circa il 20% degli utenti della Caritas. “Parliamo di pensionati che magari hanno una casa e una pensione – continua Giglio – ma che non riescono più a sostenere il costo della vita”.
I numeri della mensa e della distribuzione alimentare raccontano meglio di qualsiasi analisi il peso crescente del disagio sociale: quasi 22mila pasti serviti in un anno e oltre 14mila pacchi alimentari distribuiti attraverso la rete delle Caritas parrocchiali del territorio.
Ma la povertà non coincide più soltanto con l’emarginazione estrema. Sempre più spesso riguarda chi lavora. “Oggi coinvolge famiglie normali, lavoratori, pensionati e giovani che fanno fatica a sostenere il costo della vita, della casa e dei servizi essenziali”, sottolinea Micaela Papi, assessore ai servizi sociali del Comune di Siena.
Il fenomeno dei “working poor”, i lavoratori poveri, emerge con forza anche dai dati regionali: in Toscana il 4,9% della popolazione vive in povertà assoluta e il 15% è a rischio povertà o esclusione sociale.
Per questo il Comune punta a rafforzare la rete sociale e abitativa. “Abbiamo incrementato di oltre 400mila euro il fondo affitti, lavoriamo sul canone concordato e sul recupero più rapido degli alloggi Erp – spiega Papi – ma servono politiche non solo emergenziali: bisogna costruire percorsi di autonomia, dignità e inclusione”.
Sul tema interviene anche il cardinale Augusto Paolo Lojudice, arcivescovo di Siena-Colle di Val d’Elsa-Montalcino, che individua proprio nei pensionati il segnale più allarmante del rapporto.
“Se sono in difficoltà loro, significa che il problema rischia di diventare ancora più grande – afferma –. Siena è una città piccola e proprio per questo dovrebbe riuscire a mettere insieme istituzioni, Chiesa, Caritas e territorio per affrontare in modo compatto problemi che esistono e sono seri”.
Dietro ai numeri, insomma, c’è una città che cambia. Dove il disagio non esplode soltanto nelle emergenze, ma si infiltra lentamente nella quotidianità di chi fino a pochi anni fa si considerava al riparo dalla povertà.