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Beko, tre manifestazioni d’interesse ma per viale Toselli è ancora stallo. Sindacati insoddisfatti

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La reindustrializzazione del sito Beko di Siena resta in salita: questo emerge dal tavolo di monitoraggio al Ministero delle Imprese, dove si è fatto il punto sulla situazione dello stabilimento di viale Toselli.

Secondo quanto riferito dall’azienda, ci sarebbero tre manifestazioni di interesse, relative a settori diversi – biomedicale, ambiente e manifattura di precisione, economia circolare – che, insieme, potrebbero arrivare a riassorbire l’intero perimetro occupazionale. Sul tavolo anche l’ipotesi di suddividere l’area in più lotti per favorire l’ingresso di diversi soggetti.

Una linea però contestata dai sindacati. “Siamo insoddisfatti del percorso fatto finora – attacca la Uilm Toscana Sud Est – il tempo scorre e a pagarne le conseguenze sono solo i lavoratori. Serve un maggiore protagonismo delle istituzioni”. Per le organizzazioni sindacali, infatti, non ci sono ancora certezze: i tre progetti sono tra loro indipendenti, con tempistiche diverse, e non garantiscono oggi una soluzione complessiva.

Il nodo resta quello dell’occupazione. I sindacati ribadiscono che il perimetro della vertenza riguarda 299 lavoratori e chiedono una reindustrializzazione “di valore”, in grado di assicurare piena continuità occupazionale. Posizione condivisa anche dalle istituzioni presenti al tavolo che hanno espresso perplessità sulle proposte attuali, giudicate insufficienti.

Tra le criticità ancora aperte anche la bonifica del tetto dell’immobile, con la presenza di amianto, che potrebbe essere demandata ai futuri investitori, e la mancanza di un soggetto unico in grado di rilevare l’intero sito. Intanto prosegue il piano di formazione promosso dalla Regione Toscana, destinato a essere rimodulato una volta individuato un acquirente.

In chiusura, la sottosegretaria Fausta Bergamotto ha parlato di una reindustrializzazione “complessa”, ma ha assicurato che esistono i presupposti per arrivare a una soluzione per Siena e i suoi lavoratori. Una partita ancora aperta, dunque, con il tempo che resta il fattore più critico.

Tra le istituzioni locali presenti il sindaco di Siena Nicoletta Fabio, la presidente della provincia Agnese Carletti e Valerio Fabiani, dell’unità per le crisi industriali della Regione.

Dal lato aziendale, Beko rivendica i passi avanti compiuti a un anno dall’accordo al Ministero, con circa 110 milioni di euro investiti nei siti italiani e un’intensa attività di scouting per Siena che ha coinvolto oltre 150 aziende, portando a tre progetti industriali concreti oggi sul tavolo . Una base da cui ripartire, ma che per ora non basta a sciogliere i nodi della vertenza.

Dal fronte sindacale il giudizio resta critico e condiviso. “Non ci sono né tempi certi né una pianificazione definita, siamo un po’ delusi”, così Giuseppe Cesarano, segretario della Fim Cisl Siena, che insiste sulla necessità di “un unico soggetto industriale in grado di coprire i 40mila metri quadri”, escludendo soluzioni frammentate che rischierebbero di snaturare l’accordo.

Sulla stessa linea Daniela Miniero, segretaria Fiom Cgil Siena, che definisce le indicazioni emerse “abbastanza deludenti” e mette in guardia dal rischio di una “lottizzazione dello stabilimento”. Per Miniero, l’obiettivo resta quello di un piano industriale strutturato, capace di garantire “250 lavoratori nell’immediato e almeno il doppio in prospettiva”.

Non si discosta Massimo Martini della Uilm Uil, secondo cui “non è emerso nulla di nuovo” e l’ipotesi di tre aziende interessate “non dà soddisfazione”, perché “se tutto va bene potrebbero coprire solo gli attuali lavoratori”. Martini sottolinea però una convergenza tra sindacati e istituzioni nel chiedere al Governo un’accelerazione per arrivare a una soluzione industriale che assicuri continuità occupazionale e sviluppo per il territorio.

Marco Crimi