Trenta miliardi non bastano. Monte dei Paschi smonta l’offerta di Intesa Sanpaolo: il premio è troppo basso, restano incognite sull’Antitrust e la partita con Banco Bpm è ancora aperta
Per il consiglio di amministrazione di Monte dei Paschi l’offerta di Intesa Sanpaolo non riconosce il reale valore della banca, presenta ancora diverse incognite regolamentari e non esaurisce le opzioni strategiche sul tavolo. Rocca Salimbeni smonta punto per punto l’opas del gruppo guidato da Carlo Messina e lascia aperto uno spiraglio anche alla proposta di aggregazione avanzata da Banco Bpm.
Secondo il Cda della banca senese, il premio riconosciuto agli azionisti Mps è troppo basso rispetto agli standard del settore. L’offerta di Intesa prevede infatti un premio del 12,5% rispetto al valore del titolo il giorno precedente all’annuncio, una percentuale che Monte giudica nettamente inferiore rispetto alla media delle operazioni comparabili nel sistema bancario italiano, che si aggira attorno al 30%.
Non solo. Sulla base dei prezzi di mercato del 15 luglio, l’offerta esprimerebbe addirittura uno sconto del 3,3% sul valore delle azioni Monte dei Paschi. In altre parole, secondo la banca senese, il mercato starebbe oggi attribuendo a Mps un valore superiore a quello riconosciuto da Intesa Sanpaolo.
Dubbi vengono espressi anche sulle sinergie economiche annunciate dal gruppo milanese. I risparmi e i maggiori ricavi prospettati dall’operazione appaiono infatti, secondo il Consiglio di amministrazione, particolarmente elevati rispetto alle dimensioni dell’integrazione e superiori a quelli registrati nelle principali operazioni bancarie italiane degli ultimi anni.
Sul tavolo restano poi alcune importanti incognite regolamentari. Monte dei Paschi richiama infatti i possibili rischi legati alle valutazioni dell’Antitrust sulla partecipazione detenuta in Assicurazioni Generali e sottolinea come una parte significativa dei benefici patrimoniali prospettati da Intesa dipenda ancora dal via libera delle autorità competenti.
Tra le preoccupazioni espresse dal Cda c’è anche il futuro della banca e del suo radicamento territoriale. La possibile disaggregazione di Monte dei Paschi tra soggetti differenti potrebbe infatti indebolire, si legge nella nota, il modello di banca di prossimità costruito negli anni e il rapporto storico con famiglie, imprese e istituzioni dei territori nei quali Mps rappresenta ancora oggi un punto di riferimento.
La partita, tuttavia, resta apertissima. Il Consiglio di amministrazione ha infatti annunciato che continuerà ad analizzare tutte le opzioni strategiche disponibili. Non soltanto l’offerta di Intesa Sanpaolo, quindi, ma anche il piano di crescita autonomo della banca, l’integrazione con Mediobanca e la proposta di aggregazione avanzata nelle scorse settimane da Banco Bpm, che resta ancora sul tavolo nonostante l’assenza, almeno per il momento, di un progetto dettagliato.
Il futuro di Monte dei Paschi, insomma, è ancora tutto da scrivere. E la partita per Rocca Salimbeni sembra essere appena entrata nella sua fase più delicata. Intanto Intesa si muove nel territorio: è previsto infatti un incontro per il prossimo 24 luglio con Confindustria Siena.