Santa Maria della Scala, Leone: “Per la prima volta aprono al pubblico gli spazi del vecchio ospedale”

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Ci sono altri 18mila metri quadrati del Santa Maria della Scala che aspettano di essere restituiti ai senesi. Sale che raccontano la storia dell’antico ospedale prima della sua trasformazione in museo e che, entro la fine dell’estate, potranno essere visitate grazie a un’iniziativa speciale che la Fondazione presenterà a settembre. È uno degli annunci del presidente Cristiano Leone, che traccia anche la rotta del futuro del complesso monumentale: un nuovo statuto già entrato in vigore, un masterplan per il grande restauro, nuovi soci, il coinvolgimento dell’Università e un museo sempre più vissuto da studenti, artisti e cittadini.

Presidente, partiamo dal nuovo statuto e dal masterplan. Che cosa rappresentano per il futuro del Santa Maria della Scala?

“Sono i due strumenti fondamentali sui quali abbiamo lavorato fin dall’inizio del nostro mandato. Il nuovo statuto permette alla Fondazione di andare nella direzione che ci auspichiamo, ovvero far diventare il Santa Maria della Scala un luogo sempre più di riferimento per i senesi e un modello anche per altre istituzioni nazionali e internazionali. Un luogo vivo, in cui si produce e si distribuisce cultura, in cui si vive insieme e si favoriscono gli incontri tra artisti e cittadini. Lo statuto era uno strumento essenziale perché fino a oggi non potevamo accogliere dei soci, che per noi sono fondamentali”.

Anche perché il tema degli investimenti è centrale.

“Gli investitori richiedono due cose: una stabilità di governance, che è garantita proprio dal nuovo statuto, e dei progetti. Nessuno investe a fondo perduto. Si investe perché si vuole essere parte attiva di un processo di trasformazione che sia realmente utile alla cittadinanza. In questi due anni siamo riusciti a fare un importante lavoro di fundraising, raccogliendo quasi due milioni di euro tra pubblico e privato. Sono risorse che ci hanno consentito di portare avanti le mostre, le attività culturali e soprattutto di intervenire su alcune priorità del complesso monumentale”.

Il futuro passa anche dall’Università?

“Assolutamente sì. Ci auspichiamo che entro breve anche l’Università di Siena possa entrare nella compagine societaria della Fondazione. Non necessariamente per una questione economica, ma per garantire una continuità tra formazione, ricerca, vita studentesca e vita museale. Già oggi abbiamo tantissimi progetti comuni: professori universitari che curano mostre o tengono lezioni al Santa Maria. La nostra idea è quella di avere sempre più studenti che vivano questo luogo, apprendendo direttamente dagli affreschi, dalle architetture e dai manufatti straordinari che custodisce”.

C’è poi un annuncio importante che riguarda la città.

“Sì, siamo felicissimi di poter lavorare a un’iniziativa che presenteremo nel dettaglio a settembre. Consentiremo ai senesi e ai visitatori di accedere agli spazi che non sono stati ancora interessati dal grande restauro e dalla trasformazione dell’ospedale in museo. Oggi sono già stati recuperati 18mila metri quadrati, ma ce ne sono altri 18mila che vogliamo restaurare e restituire alla cittadinanza”.

Che cosa vedranno i visitatori?

“Sarà un’esperienza molto forte, perché ci si troverà davanti l’antico ospedale nel suo stato di rovina. È stata una grande emozione anche per me quando visitai questi spazi per la prima volta. Questo ci fa comprendere quanto sia necessario lavorare per il loro recupero. Da un lato perché sono ambienti che rischiano di mettere in pericolo ciò che è già stato restaurato, dagli affreschi ai musei ospitati nel complesso. Dall’altro perché il Santa Maria della Scala deve tornare a essere il cuore vivo della città”.

In che modo?

“Restituendo ai senesi degli spazi straordinari. Pensiamo a nuove aule di studio, a luoghi per eventi culturali, a spazi per l’accoglienza e per attività che abbiano anche una ricaduta economica in grado di sostenere il complesso stesso. Penso a un bistrot, a un ristorante, alla Casa delle Balie trasformata in una guest house per artisti in residenza e visitatori. Così come penso alla possibilità di ospitare eventi privati. I grandi matrimoni internazionali ci insegnano che si può trarre vantaggio prendendosi cura della cultura. Per me tutela e valorizzazione devono sempre andare insieme”.

 

Lei ha parlato spesso di una visione quasi “visionaria” del Santa Maria della Scala.

“Più che visionaria direi che nasce dalla gratitudine verso questa città. Siena mi ha dato tantissimo. Ho sempre pensato che il Santa Maria stesse progressivamente perdendo parte della sua identità e allontanandosi dall’anima dei senesi. Per questo il nostro obiettivo non è quello di costruire qualcosa che riguardi la mia presidenza o il mio Consiglio di amministrazione, ma un meccanismo che possa superare le persone e restare patrimonio della città. Dobbiamo pensare alle generazioni future”.

Qualcuno le ha rimproverato di non aver ancora realizzato la “grande mostra”.

“Lo capisco perfettamente. Chi ama il Santa Maria vorrebbe vedere subito le grandi mostre e le grandi affluenze. Ma se avessimo investito tutte le risorse soltanto su quello, oggi non avremmo una visione per il futuro. Noi dobbiamo pensare all’impiego dei nostri giovani, alla loro formazione e al loro inserimento professionale. Il Santa Maria deve essere un grande cantiere culturale che sappia attrarre talenti e offrire opportunità”.

Sul fronte delle mostre, cosa ci aspetta nei prossimi mesi?

“Dopo la mostra di Teodora Axente, artista del Drappellone dell’Assunta, che proseguirà dall’8 agosto in un formato più raccolto al Santa Maria della Scala, presenteremo a settembre due nuove mostre realizzate in collaborazione con il Comune di Siena. A novembre arriverà poi la grande mostra dedicata a Santa Caterina da Siena, un progetto sul quale lavoriamo da anni e che unirà ricerca scientifica e valorizzazione culturale di una figura profondamente senese ma allo stesso tempo universale”.

In chiusura, una domanda personale. Ha ancora voglia di lasciare Siena?

“La mia eventuale volontà di andar via è sempre stata legata esclusivamente a vicende personali e familiari. Se vita personale e professionale potessero coincidere, starei a Siena per sempre. È la città che ho scelto e che amo profondamente. Quello che faccio qui lo faccio mettendoci il cuore e le mie competenze, non per carrierismo. Mi auguro soltanto che questo impegno possa essere utile alla città e alle generazioni che verranno”.

Katiuscia Vaselli