Siena capitale mondiale dell’accoglienza. E i pakistani lanciano un appello al dialogo: “Conosciamoci”

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Per settimane sono stati soprattutto una presenza al centro del dibattito cittadino. Adesso una sessantina di pakistani presenti a Siena prova a prendere la parola in prima persona. E lo fanno attraverso Muhammad, che si è fatto portavoce del gruppo e ha rivolto al territorio un messaggio di ringraziamento, rispetto e richiesta di dialogo.

L’appello arriva mentre Siena si prepara a ospitare, il prossimo 27 settembre, la 112esima Giornata mondiale del migrante e del rifugiato. La notizia è di pochi minuti fa e per l’appuntamento Papa Leone XIV ha scelto il tema ‘Anche uno solo di questi bambini’, richiamando l’urgenza di risposte coordinate capaci di garantire protezione e concrete opportunità di crescita.

La presenza dei cittadini pakistani è entrata nelle ultime settimane nuovamente nella cronaca locale. Alcuni di loro avevano bivaccato prima nell’area del parcheggio del Duomo e successivamente agli Orti dei Tolomei. Nel frattempo le istituzioni sono al lavoro per individuare sul territorio altre strutture da destinare all’accoglienza.

È in questo contesto che Muhammad ha appunto deciso di rivolgersi direttamente ai senesi. “Alla splendida città di Siena, grazie di cuore per essere stata il nostro porto sicuro e per averci donato speranza dopo le sofferenze che abbiamo affrontato”, afferma nel suo messaggio.

Il ringraziamento è rivolto alla città, alla Caritas e alla Prefettura, impegnate a diverso titolo nell’assistenza e nella gestione dell’accoglienza. Muhammad sottolinea la volontà del gruppo di rispettare le regole e le tradizioni del territorio. “Vogliamo rassicurare ogni cittadino: siamo qui legalmente, nel pieno rispetto delle leggi italiane e delle profonde tradizioni delle vostre storiche contrade”.

Il messaggio insiste sul desiderio di non dipendere passivamente dall’assistenza, ma di costruire un percorso di integrazione attraverso la conoscenza della lingua e il lavoro. “Non vogliamo essere un peso. Stiamo lavorando duramente per imparare l’italiano e trovare un lavoro regolare, così da poter contribuire attivamente alla comunità che ci ha accolto e che ci ha dato così tanto”.

Nel suo appello Muhammad ribadisce anche la volontà di mettere a disposizione della città le competenze professionali, manuali e personali dei componenti del gruppo. L’obiettivo dichiarato è trovare un’occupazione regolare, contribuire all’economia locale e diventare parte attiva della comunità. “Crediamo nel valore del lavoro onesto. Vogliamo contribuire alla città, rispettare le regole e costruire qui un percorso dignitoso”.

Muhammad riconosce anche le preoccupazioni che la presenza di un gruppo numeroso di migranti può suscitare tra i residenti. Per questo chiede un confronto diretto, evitando che il silenzio alimenti distanze e diffidenze. “Comprendiamo che la nostra presenza possa suscitare domande, dubbi e naturali preoccupazioni. È proprio per questo che vogliamo sostituire il silenzio con un dialogo aperto”.

È questo uno dei punti centrali dell’appello: sostituire il silenzio con la conoscenza reciproca e permettere ai cittadini di incontrare le persone che si trovano dietro le definizioni utilizzate nel dibattito pubblico. “Dietro la parola “immigrato” ci sono persone reali: professionisti, padri, madri e giovani che sono stati costretti a fuggire semplicemente per sopravvivere”.

Una parte del messaggio è dedicata alla Caritas di Siena, ringraziata per l’aiuto materiale e umano garantito nei momenti di maggiore difficoltà. “on si è limitata a fornirci un aiuto materiale. Ci ha accolto con calore umano, ha restituito dignità alle nostre storie e ci ha guidato con una pazienza instancabile”.

Muhammad definisce la Caritas “un faro di speranza” e “una mano sicura da stringere quando il futuro sembrava del tutto buio”.

Nel messaggio trova spazio anche il rispetto per la storia, il patrimonio e le tradizioni di Siena. “Nutriamo una profonda ammirazione per la storia di Siena, per i suoi vicoli e per il patrimonio rappresentato dalle contrade. Vogliamo rispettare la città, le sue usanze e le sue tradizioni”.

La comunità pakistana dichiara inoltre la propria disponibilità a incontrare cittadini, comitati di quartiere, associazioni di volontariato, realtà parrocchiali e altre espressioni della società senese. “Crediamo che la conoscenza diretta sia lo strumento più efficace per superare la paura dell’altro. Siamo disponibili a incontrare i cittadini, ad ascoltare e a raccontare chi siamo”.

L’appello si chiude con una richiesta precisa. “Non chiediamo privilegi o corsie preferenziali, ma soltanto pazienza e l’opportunità di farvi conoscere chi siamo. Sediamoci insieme, ascoltiamoci reciprocamente e proviamo a costruire un ponte fatto di rispetto, fiducia e solidarietà. Insieme possiamo costruire un rapporto fondato sulla sicurezza e sulla pace”, conclude Muhammad.

Katiuscia Vaselli