Era dirigente in Pakistan, oggi racconta la fuga e mostra la ferita all’addome: la storia di Muhammad, richiedente asilo a Siena

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Sessanta giorni di viaggio, lunghi tratti percorsi a piedi e 16mila euro pagati per attraversare gli stati euroasiatici. Poi l’arrivo a Siena, dove il trentaseienne Muhammad ha mostrato anche una ferita da arma da taglio all’addome, indicandola come una delle conseguenze delle violenze subite prima della fuga. Dietro l’appello dei pakistani rivolto alla città c’è la storia di un professionista che racconta di essere stato costretto a lasciare il proprio Paese dopo aver ricevuto minacce e aver temuto per la propria vita.

In Pakistan Muhammad aveva costruito una carriera e una vita stabile. Dopo una laurea magistrale in Business ricopriva il ruolo di vicedirettore generale commerciale in una grande società. Un percorso professionale avviato, una posizione riconosciuta e una famiglia.

Poi, secondo il suo racconto, sono arrivate le minacce dei talebani e la sua quotidianità è cambiata. “Ho lasciato il mio Paese a causa delle minacce e della grave situazione di pericolo che riguardava la mia vita”, racconta. “In Pakistan ero un professionista, un cittadino qualificato e avevo una vita stabile. Poi, però, ho cominciato a ricevere minacce. Per questo sono stato costretto a fuggire, perché ogni essere umano ha il diritto di proteggere la propria vita”.

La decisione di partire ha significato lasciare alle spalle non soltanto il lavoro e il proprio ruolo sociale, ma soprattutto la famiglia. “Ho lasciato i miei figli, mia moglie, i miei genitori. Anche loro si trovano ancora in una situazione difficile e sono costretti a spostarsi. Non c’è tranquillità né per me né per loro”.

Muhammad descrive la partenza come una scelta obbligata, dettata non dalla ricerca di condizioni economiche migliori, ma dalla necessità di mettersi in salvo. Il viaggio verso l’Europa è durato sessanta giorni.  “Non è stato facile. In alcuni momenti abbiamo camminato per diversi giorni e siamo rimasti in centri di detenzione o in strutture simili a campi”.

Dopo il lungo percorso ora è arrivato a Siena, dove oggi si trova insieme ad altri cittadini pakistani richiedenti protezione. Qui dice di aver ritrovato una condizione di sicurezza che non avvertiva più da tempo. “Siamo contenti perché ci sentiamo al sicuro. Nessuno cerca di ucciderci e troviamo ciò di cui una persona ha bisogno per vivere”.

Nelle sue parole torna più volte il ringraziamento rivolto a chi sta seguendo il percorso di accoglienza e alle persone incontrate in città. “Ho incontrato molta umanità e sono riconoscente. Mi auguro che tutte le persone che chiedono protezione rispettino le regole e le leggi del Paese che le ospita”.

Muhammad guarda ora alla possibilità di ricostruire una quotidianità. Il primo obiettivo è imparare l’italiano, comprendere le abitudini del territorio e trovare un lavoro regolare. “Stiamo cercando di imparare la lingua, di conoscere le abitudini del luogo e di diventare una parte positiva della comunità”.

Katiuscia Vaselli