Beko, sopralluoghi al via. Sberna: “Viale Toselli non sarà cattedrale nel deserto”. Corradi frena su Leonardo
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I potenziali reindustrializzatori sono entrati nell’ex sito Beko di viale Toselli.
E così la vertenza senese è entrata in una fase nuova: quella dei sopralluoghi nello stabilimento che dovrà trovare una nuova vita produttiva. I nomi delle aziende però restano coperti da riservatezza.
Il primo sopralluogo si è svolto oggi, alla presenza dei soggetti coinvolti nel percorso di reindustrializzazione. Un secondo appuntamento è previsto domani. A confermarlo è Maurizio David Sberna, direttore relazioni esterne di Beko Europe. “Stanno arrivando e stanno andando avanti le manifestazioni di interesse. Oggi abbiamo avuto questa visita, domani ne avremo un’altra. Sta andando avanti tutto secondo i piani che ci eravamo dati e secondo quanto condiviso nell’ultimo incontro al Ministero delle Imprese e del Made in Italy”.
Sui nomi, però, resta il massimo riserbo. “Al momento non possiamo farne perché le aziende interessate hanno firmato un accordo di riservatezza con noi”, spiega Sberna. La scadenza chiave resta il 30 giugno, termine entro il quale dovranno arrivare le manifestazioni di interesse sugli spazi immobiliari. “Tra luglio e settembre dovremmo cominciare ad avere qualche dettaglio di maggiore interesse sui soggetti che presenteranno, ci auguriamo, una manifestazione di interesse”.
L’obiettivo, secondo Beko, non è frammentare l’area in tanti piccoli pezzi. “L’idea di massima è avere un numero molto limitato di soggetti, sia perché il proprietario dell’immobile non ha interesse a spezzarlo, sia per questioni urbanistiche, sia per dare la massima continuità industriale possibile all’area”, precisa Sberna.
La partita resta soprattutto occupazionale. Gli addetti ancora in organico sono 154, ma il perimetro complessivo della vertenza, ricordano i sindacati, riguarda 299 lavoratori, considerando anche chi ha già lasciato l’azienda. “L’unico interesse che abbiamo come Beko è non creare una cattedrale nel deserto”, sottolinea Sberna. “Il nostro obiettivo è avere auspicabilmente uno solo, massimo due soggetti. Il sito è molto grande e quello che abbiamo dato mandato a Sernet è avere il massimo bacino di lavoro possibile, che possa non solo riassorbire i 154 attualmente ancora in organico, ma auspicabilmente anche creare qualcosa di più”.
Anche i sindacati leggono il sopralluogo come un primo segnale concreto. Per Daniela Miniero, segretaria Fiom Cgil Siena, “c’è attenzione e c’è speranza, soprattutto sui tempi. Il fatto che oggi ci sia una visita dentro il sito con Invitalia e che domani ce ne sia un’altra vuol dire che il percorso di reindustrializzazione sta cominciando a prendere forma”.
La Fiom richiama però la necessità di un piano industriale solido. “Come parti sociali siamo stati chiari fin dall’inizio: per noi la vertenza si chiude il giorno in cui ci sarà un’altra insegna a quei cancelli. Quella della Beko è stata già tolta, quindi siamo in attesa di poterne vedere un’altra”. E ancora: “Dovremo valutare il piano industriale, che per noi deve essere credibile, di lungo respiro e capace di dare una risposta occupazionale ai lavoratori presenti e una risposta industriale a tutto il territorio di Siena”.
Sullo sfondo resta la pista Leonardo, rilanciata nei giorni scorsi dal deputato di Fratelli d’Italia Francesco Michelotti durante il programma “La Vasca” di Siena News e Canale 3. Michelotti aveva raccontato di aver contattato il nuovo presidente dell’azienda, Francesco Macrì, chiedendogli di valutare possibili opportunità per il sito senese. Una pista che ha acceso il dibattito politico e sindacale.
Da Sviluppo Industriale Siena arriva però una frenata sull’ipotesi di un arrivo diretto del gruppo. “Leonardo non è che abbia solo fabbriche proprie. Si avvale di tanti operatori esterni: nel Valdarno ci sono fabbricati con scritto Leonardo, ma sono privati che lavorano magari per il colosso della difesa”, afferma Gabriele Corradi, consigliere di Sviluppo Industriale Siena. “Che Leonardo in prima persona venga qui personalmente non ci credo, tanto per essere chiari”.
Secondo Corradi, Michelotti “è stato male interpretato. Leonardo opera in tanti campi oltre alla difesa: anche nelle rilevazioni meteorologiche, nelle stazioni meteorologiche, nei centri di rilevazione dati e in altri settori. È probabile che il parlamentare a Roma abbia più contatti di me, sicuramente. Però che Leonardo in prima persona venga qui io mi sento di escluderlo”.
Il consigliere invita comunque a non sottovalutare il valore dei sopralluoghi. “Mi sembra il minimo che ci sia un po’ di riserbo, perché di certo per ora non c’è niente. C’è qualcuno che ha manifestato l’interesse a vedere il sito: oggi c’è questo primo incontro e poi vedremo”. E aggiunge: “Il fatto che siano venuti è positivo, però da qui a dire che siamo arrivati a dama il passo è ancora lungo”.
Diversa la posizione dei sindacati, che non chiudono alla possibilità di un coinvolgimento legato a Leonardo, diretto o indiretto, purché significhi occupazione e qualità industriale. Per Giuseppe Cesarano, segretario generale Fim Cisl Siena Grosseto, “è auspicabile, vista la capacità industriale di questo sito produttivo. Sul territorio non abbiamo tanti spazi per insediamenti produttivi”. E ancora: “Se Michelotti auspica un intervento di Leonardo, qualora questa notizia fosse fondata, per noi vale quello che abbiamo sempre detto: qui ci vuole un’impresa di qualità. Serve dare prospettiva a chi ha perso il lavoro e soprattutto ampliare sul nostro territorio un po’ di industria buona”.
Massimo Martini, delegato Uilm Uil per la vertenza Beko, guarda ai sopralluoghi come al primo passo di un percorso. “Oggi è un primo passo importante perché è un atto vero e proprio: una presenza fisica di potenziali reindustrializzatori. Iniziamo da oggi a costruire un percorso”. Sul tema Leonardo, Martini richiama le parole di Michelotti: “Mi sembra sia stato abbastanza chiaro: sta lavorando con il nuovo presidente del Consiglio di amministrazione di Leonardo, Francesco Macrì, perché Leonardo, in qualche modo, anche magari in maniera indiretta, possa intervenire dal punto di vista della reindustrializzazione su questo sito”.
Nel quadro della vertenza torna anche il ruolo della Regione Toscana. Martini riconosce il lavoro fatto sulla formazione, ma chiede un coinvolgimento più diretto nel progetto industriale. “La Regione ha fatto una parte importante dal punto di vista della formazione, che sta andando avanti. Però sarebbe utile che facesse anche un atto politico: entrare all’interno del progetto di reindustrializzazione”. Da qui l’intenzione di chiedere un incontro al presidente Eugenio Giani. “Come abbiamo bisogno del Governo e del Comune di Siena, abbiamo bisogno anche dell’ingresso della Regione Toscana in questa vicenda e in questo progetto”.
Il calendario, ora, è chiaro. Entro il 30 giugno dovranno arrivare le manifestazioni di interesse. Poi inizierà la fase di verifica dei piani, dei soggetti e della sostenibilità industriale delle proposte. “Non aspettatevi il 2 luglio i nomi, prima perché c’è il Palio e poi perché dobbiamo verificare tutto”, avverte Sberna. “Nel corso di luglio andremo ad approfondire i nomi e l’idea. I dettagli li andremo a valutare più attentamente per capire se la richiesta regge”.
Per Beko il clima è di prudenza, ma anche di moderato ottimismo. “Se me lo aveste chiesto un anno fa avrei detto che era dura. Non ci saremmo magari aspettati di essere qui oggi così”, conclude Sberna. “Sono moderatamente ottimista di poter essere sulla strada giusta. Poi speriamo di vedere cosa succede”.