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“La libertà o è per tutti o non è”: voci dall’Iran e da Gaza per il 25 aprile senese

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“Da 47 anni, quando scendiamo in piazza veniamo uccisi dal regime”: è la testimonianza sull’Iran, uno dei momenti più intensi delle celebrazioni del 25 aprile a Siena. In Piazza del Campo, accanto agli interventi istituzionali, per la prima volta il Comitato tra le forze democratiche ha aperto la cerimonia a quattro ragazze, chiamate a portare esperienze e sguardi diversi sul significato della libertà oggi, ad 80 anni dal primo voto delle donne.

A prendere la parola è stata Mahi Ghavami, dell’Associazione culturale italo-persiana, che ha raccontato la condizione delle donne iraniane sotto il regime: “Per la legge siamo obbligate al velo, a nove anni una bambina può essere data in sposa, davanti a un giudice la parola di una donna vale la metà di quella di un uomo”. Un quadro di diritti negati che, ha spiegato, non ha però spento la resistenza: “Questa oppressione ci ha rese più forti”. E ancora: “La libertà non è un regalo, è un diritto per cui bisogna avere il coraggio di lottare”. Da qui il parallelismo con la storia italiana: “Come i partigiani hanno avuto bisogno dell’aiuto degli alleati, anche noi oggi non possiamo vincere da soli”. Il suo intervento si è chiuso con lo slogan “Donna, Vita, Libertà”.

Subito dopo la voce di Aya Ashour, ricercatrice dell’Università per Stranieri di Siena, originaria di Gaza. “Porto la voce di un popolo che sta ancora aspettando”, ha detto. “Ho vissuto cinque guerre, più di seicento giorni sotto il genocidio”. Parole che hanno portato in piazza il tema della guerra e della distanza tra contesti: “Qui si può vivere con dignità, altrove si lotta ancora per i diritti più semplici”. Un richiamo diretto al significato del 25 aprile: “La libertà che oggi celebrate è frutto di sacrifici. La libertà o è per tutti, oppure non è libertà”.

Un doppio intervento che ha spostato lo sguardo dal piano storico a quello contemporaneo, collegando la memoria della Liberazione alle crisi e ai conflitti attuali. Una scelta precisa del Comitato organizzatore, che ha voluto affiancare alle istituzioni voci giovani e internazionali.

A completare il quadro gli interventi delle rappresentanti del mondo studentesco. Elisa Marretti, presidente del Consiglio studentesco dell’Università di Siena, ha richiamato gli ottant’anni dal voto alle donne e il tema della parità: “Oggi le donne sono la maggioranza tra i laureati, ma la vera sfida è il riconoscimento”. Un passaggio sul merito: “Non vogliamo essere un’eccezione o una parentesi. La vera parità è non dover più essere giustificate”.

Sulla stessa linea Vittoria Maria Marcucci, presidente della Consulta provinciale degli studenti, che ha definito il 25 aprile “un patrimonio vivo” e ha invitato i giovani a considerare la memoria “una bussola per il futuro”. “La libertà non è mai scontata – ha ricordato – richiede partecipazione e responsabilità”.

Marco Crimi