Con Cor magis tibi Sena pandit? Spirito comunitario e cultura dell’accoglienza ai tempi della crisi è iniziato il ciclo di incontri promosso dal Comitato dei sostenitori della candidatura di Siena Capitale Europea della Cultura 2019.
L’appuntamento, tenutosi ieri pomeriggio nella Sala storica della Biblioteca comunale degli Intronati, alla presenza del direttore di candidatura Pierluigi Sacco ha visto gli interventi, coordinati dal giornalista Daniele Magrini, direttore di Toscana Tv, di: Duccio Balestracci, docente di Storia Medievale all’Università degli Studi di Siena; Umberto Dal Maso, direttore del Consorzio Sociale Archè e Andrea Volterrani, presidente della Fondazione Fortes e ricercatore presso l’Università di Roma Tor Vergata.
Il dibattito si è sviluppato, davanti ad una gremita platea, intorno al concetto di accoglienza, e in particolare sul come questo “spirito”, oggi più che mai, debba considerare e contemplare connotazioni culturali “altre”, così da poter costruire stimoli e occasioni di crescita sociale in grado di superare la crisi economica che sta vivendo la città di Siena e con essa la nazione, come gran parte dell’Europa. Il progetto per candidare Siena a Capitale Europea della Cultura 2019, è stato ben delineato dal Prof. Sacco. <<Ciò che ci viene chiesto dalla Commissione europea non sono tanto Festival di richiamo, ma soprattutto strumenti atti a risolvere alcune delle più rilevanti criticità presenti nelle varie realtà che vogliono vincere questa sfida>>. Partendo dall’esempio della città francese di Lille (una delle due Capitali Europee del 2004), che riuscì a creare spazi di coesione sociale in molte aree periferiche della città caratterizzate da livelli elevati di diversità etnica e culturale, il professore ha indicato come la cultura possa diventare una leva per la creazione di nuova imprenditorialità giovanile <<perché, nel mondo, la produzione culturale e creativa fattura più dell’industria automobilistica>>.
<<Da una cultura per turisti ad una cultura per i cittadini>>. Questo un primo passaggio a partire dal quale individuare e realizzare una progettualità con la partecipazione attiva di tutti.
Ma per farlo occorre vivere veramente l’accoglienza, che significa, anche, <<confronto di idee. Un confronto di apertura mentale, di cui tutti abbiamo bisogno per un cammino comune verso Siena capitale della cultura>>.
Un concetto, quello dell’accoglienza, da sempre elemento distintivo della comunità senese, come ha ricordato il Presidente della Biblioteca Roberto Barzanti. Un carattere identitario di cui ha ben tracciato la genesi lo storico Duccio Balestracci, che ne ha ripercorso le tappe principali dal medioevo ad oggi. Dallo Spedale S. Maria della Scala all’Arciconfraternita della Misericordia, dalla Compagnia di Sant’Onofrio a quella di Sant’Anna, fino al mutuo soccorso attivato dalle Contrade. Una rete di soggetti che, nel dare assistenza sanitaria e non solo, ha aiutato quella parte “altra” della collettività, le fasce deboli, a non perdere dignità, a non essere relegata nell’emarginazione e, quindi, nell’esclusione.
In sintesi Siena conosceva già bene il significato di welfare molti secoli prima che questo termine divenisse di uso comune. E, di come garantire servizi indispensabili, ha parlato Umberto Dal Maso, partendo proprio dalle nuove prospettive che il Terzo settore deve perseguire. <<Non ci può essere accoglienza senza coesione sociale. Per continuare quello che fino ad oggi abbiamo fatto, e per cui adesso non abbiamo più le risorse economiche, dobbiamo imparare a “ibridare” le nostre imprese, così da elaborare nuovi
strumenti capaci di dare risposte alle esigenze attuali>>. Questo significa nuovi rapporti tra profit e non profit: da una parte creare economia e dall’altra dare servizi. Una rivoluzione culturale, questa, dove al centro delle dinamiche di sviluppo socio-economico deve stare, in maniera concreta, l’uomo.
Una considerazione condivisa anche da Andrea Volterrani, che ha evidenziato l’importanza di <<pensarsi nei panni dell’altro. Un’empatia intesa come educazione alla democrazia>>. E una cultura intesa come aspirazione. Ma aspirare include un impegno ben più materiale: <<una rottura della continuità per costruire qualcosa che non c’è, un mix tra tradizione e innovazione>>. <<Si deve iniziare a pensare – ha detto Volterrani – e spostare l’attenzione dall’economia alla città, considerando come bene una comunità>>.
Ciò significa che la stessa collettività senese diventa un bene comune, pertanto condiviso, perché si è attivata un’altra risorsa: l’emancipazione. L’opportunità data a ciascun individuo, anche “esterno”, di esprimere idee e potenzialità all’interno di una comunicazione partecipata, capace di trasmettere il perché della candidatura di Siena a Capitale europea della cultura.
Sì, perché se saremo in grado di raccogliere i suggerimenti ricevuti da questo primo incontro, se partiremo proprio dallo spirito dell’accoglienza per lavorare, insieme, alla costruzione di un progetto di fabbrica culturale, capace di usare risorse – e Siena ne ha come hanno detto Pier Luigi Sacco e gli altri relatori -, riusciremo comunque a raggiungere l’obiettivo, che si vinca il titolo o meno. Avremo vinto la sfida dell’oggi e del futuro attingendo dalla grande eredità lasciataci dal passato, con una riconversione che attinge alle energie della contemporaneità, per un nuovo sviluppo in cui, con noi, crede l’università di Harvard che, con Siena, ha stretto una collaborazione proprio attorno al tema della candidatura.
Le risorse ci sono. Chi vive questa città deve solo crederci e collaborare sinergicamente.