La guida per studenti universitari alle prese con il primo arredo

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A Siena ogni anno si ripete lo stesso rito, sempre tra fine agosto e i primi di settembre: migliaia di studenti arrivano da fuori regione per iscriversi alle facoltà di Giurisprudenza, Medicina o Economia, sapendo già che quella casa non sarà la loro per più di un anno o due. È una consapevolezza che cambia il modo di comprare: prima ancora di scegliere un mobile, ci si chiede quanto durerà l’affitto, quanto peserà spostarlo e quanto budget resta davvero dopo tasse universitarie e spese quotidiane. Molte abitazioni del centro storico, tra vicoli stretti e palazzi senza ascensore, complicano ulteriormente le cose: non permettono di accumulare mobili pesanti o ingombranti.

Non è un segreto tra chi si è trasferito a Siena per studiare: mentre si scorre il telefono la sera ci si immagina con gli amici su un divano di B&B Italia o a fare una pausa caffè su un tavolino di Poliform, ma il giorno dopo si torna a cercare quello che ci si può permettere davvero. Quella distanza tra il desiderio e la scelta pratica racconta bene il paradosso di chi arreda per la prima volta da solo: il gusto matura più in fretta del portafoglio, e i primi acquisti finiscono quasi sempre per essere un compromesso. Non è un problema soltanto economico, però: anche chi potesse permetterselo eviterebbe di investire in pezzi pesanti e difficili da spostare, sapendo che tra un anno dovrà rifare tutto da capo.

Portoni del Trecento e scale strette: il vero ostacolo per chi arreda da studente

Chi conosce bene il mercato degli affitti universitari senesi racconta sempre la stessa scena: scale a chiocciola strette, portoni del Trecento che non lasciano passare un divano intero, ascensori quasi assenti nei palazzi del centro. Le zone più richieste dagli studenti, da San Francesco a Camollia fino a Porta Romana, hanno spesso stanze piccole e irregolari, dove ogni centimetro va calcolato prima di comprare qualsiasi cosa.

In pratica, questo significa escludere già in partenza tutto ciò che arriva assemblato in un unico blocco: un armadio massiccio o una libreria intera rischiano di restare incastrati a metà delle scale, quando non di non entrare affatto dal portone. Meglio prendere le misure di scale e ingressi prima di ordinare qualsiasi cosa, non dopo, quando il mobile è già arrivato sotto casa e il corriere aspetta in doppia fila. A questo si aggiunge un fattore economico non secondario: pochi fuorisede vogliono investire cifre importanti in mobili che useranno per uno o due anni al massimo, e quasi nessuno ha voglia di pagare un furgone e due facchini ogni volta che scade il contratto.

Smontabile, leggero, di seconda mano: la nuova regola per arredare da fuorisede

Da qui la scelta, sempre più diffusa, di privilegiare pezzi leggeri e componibili invece di arredi tradizionali: divani letto pensati per essere smontati e rimontati, la specialità storica dell’azienda comasca Campeggi, oppure scrivanie con gambe removibili che occupano metà dello spazio quando non servono. C’è infatti anche chi ragiona diversamente, e su un paio di pezzi anche piccoli sceglie di spendere qualcosa in più: un vassoio di Alessi, una lampada di Kartell, un oggetto che in dieci anni non passerà di moda e anzi ci ricorderà dei tempi andati.

La logica è portarseli dietro anche nella casa definitiva, quando i traslochi finalmente finiranno: un mobile economico va quasi sempre buttato dopo un paio d’anni, mentre un pezzo di design scelto bene si rivende quasi al prezzo pagato, o resta semplicemente lì, pronto per il salotto vero. Anche il mercato dell’usato gioca un ruolo importante: i gruppi Facebook e le chat universitarie senesi sono pieni di studenti che rivendono a fine anno esattamente gli stessi pezzi che altri avevano comprato dodici mesi prima, creando un circolo che tiene bassi i prezzi e allunga la vita dei mobili.

La lista essenziale di chi arreda sapendo che dovrà rifare tutto

Chi ha già affrontato più traslochi ha imparato a concentrarsi su pochi pezzi chiave, e a lasciar perdere il resto. Il materasso, prima di tutto: uno buono si porta dietro senza problemi e si sente ogni notte, mentre uno scadente va quasi sempre ricomprato dopo un anno. Poi la sedia da scrivania, l’oggetto su cui si passano più ore in assoluto durante la sessione d’esami: vale la pena sceglierne una che sostenga davvero la schiena, magari di Kastel o Alias, invece di quella recuperata dai cugini che durerà solo due mesi.

Una buona lampada da lettura, di quelle che non si rompono al primo trasloco, cambia le serate di studio più di quanto sembri. Armadi e librerie ingombranti, al contrario, finiscono quasi sempre rivenduti in perdita o abbandonati davanti al portone il giorno del trasloco: meglio un appendiabiti a piantana stile Hiro Design e qualche scatola robusta, che si smontano in cinque minuti. La regola non scritta, tra chi vive a Siena da anni per motivi di studio, è semplice: meglio pochi oggetti scelti bene che un appartamento pieno di cose difficili da spostare.