Ebola, anche Siena nella corsa mondiale al nuovo vaccino: il Biotecnopolo a lavoro con un’azienda americana

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Da un laboratorio americano a Siena in appena quindici giorni, mentre la corsa mondiale contro una nuova emergenza Ebola accelera. Il Biotecnopolo di Siena ha ricevuto due proteine del virus Bundibugyo, prodotte dalla società statunitense Dyadic, che saranno studiate insieme a Scripps Research. L’obiettivo è contribuire allo sviluppo di un possibile vaccino non basato sulla tecnologia a mRNA.

Ad annunciarlo è Dyadic International, azienda biotecnologica, che afferma di aver prodotto e sottoposto a una prima purificazione i due antigeni in quindici giorni dalla ricezione dei plasmidi. Gli antigeni sono, in termini semplici, sostanze che il sistema immunitario può riconoscere e contro le quali può sviluppare una risposta. In questo caso sono proteine ottenute in laboratorio e legate al virus Ebola Bundibugyo.

Il materiale è stato consegnato al Biotecnopolo e a Scripps Research per la valutazione preclinica. Si tratta dunque di una fase iniziale: saranno gli studi a stabilire se il candidato potrà proseguire il percorso di sviluppo. Secondo Dyadic, attualmente non esistono un vaccino o un trattamento specificamente approvati contro la malattia da Ebola causata dal virus Bundibugyo.

La ricerca che coinvolge Siena si inserisce in una mobilitazione scientifica internazionale. Un altro candidato vaccino, ChAdOx1, sviluppato dall’Università di Oxford, è infatti già entrato nella sperimentazione sull’uomo: secondo quanto riferito dalla responsabile dello studio Teresa Lambe a Nature, il primo volontario è stato vaccinato appena 68 giorni dopo la dichiarazione dell’emergenza sanitaria internazionale da parte dell’Organizzazione mondiale della sanità.

Il vaccino di Oxford utilizza la stessa piattaforma adenovirale impiegata per Oxford-AstraZeneca contro il covid. La fase I coinvolgerà una cinquantina di volontari sani tra i 18 e i 55 anni nel Regno Unito e servirà innanzitutto a valutarne sicurezza e capacità di provocare una risposta immunitaria. Se i risultati saranno positivi, sono previsti ulteriori studi in Uganda e successivamente sperimentazioni di fase II e III.

Per il progetto che coinvolge Siena, Dyadic ha invece utilizzato C1, una tecnologia basata su cellule fungine impiegate come una sorta di “fabbrica biologica” per produrre le proteine necessarie allo sviluppo di vaccini, anticorpi e altri prodotti biologici.

“Quando le infezioni possono diffondersi più velocemente di quanto le contromisure possano essere sviluppate e prodotte, ogni settimana conta”, sottolinea Mark Emalfarb, amministratore delegato di Dyadic.

Marco Crimi