Una proteina per fermare una rara malattia genetica: da Siena parte la ricerca che può cambiare il futuro dei pazienti

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Sostituire una proteina difettosa per correggere alla radice una grave malattia genetica rara. È l’obiettivo del nuovo progetto di ricerca avviato dalla Toscana Life Sciences, che punta a sviluppare una terapia innovativa per la cblC, una patologia ereditaria causata da un difetto nel metabolismo della vitamina B12. Lo studio è finanziato con 150mila euro dall’Associazione Italiana Acidemia Metilmalonica con Omocistinuria cblC e vede la collaborazione del Cnr di Palermo e dell’Università di Ferrara.

La cblC è la forma più comune dei difetti congeniti del metabolismo intracellulare della vitamina B12. Può manifestarsi già nei primi giorni di vita oppure in età adulta e provoca un quadro clinico complesso, con ritardo nello sviluppo, danni neurologici, problemi alla vista, convulsioni e patologie cardiache. In Italia si registrano ogni anno tra i 12 e i 15 nuovi casi e si stima che i pazienti siano circa 250.

Oggi la malattia viene trattata con iniezioni quotidiane di vitamina B12 ad alte dosi, una terapia che migliora la prognosi ma che non riesce a eliminare molte delle complicanze, in particolare quelle neurologiche e visive.

La ricerca coordinata da Toscana Life Sciences punta invece a un approccio completamente diverso. I ricercatori stanno lavorando su una versione ricombinante della proteina MMACHC, quella che nei pazienti è assente o non funziona correttamente. L’obiettivo è riuscire a trasportarla all’interno delle cellule malate, così da ripristinare il normale metabolismo della vitamina B12.

“La sfida scientifica è sviluppare un sistema capace di trasportare efficacemente questa proteina all’interno delle cellule – spiega Laura Tinti, ricercatrice di Toscana Life Sciences e responsabile del progetto –. L’obiettivo è ottenere un enzima funzionale che possa recuperare il metabolismo cellulare e dimostrare la propria efficacia anche nei modelli preclinici”.

L’idea nasce da uno studio condotto dalla stessa Fondazione nel 2014, quando la proteina aveva già mostrato risultati promettenti su cellule derivate da pazienti, riuscendo a normalizzare il metabolismo alterato. Il nuovo progetto rappresenta quindi il passo successivo: sviluppare un sistema di rilascio sicuro ed efficace, testarlo prima sulle cellule e successivamente su modelli animali, con l’obiettivo di porre le basi per una futura sperimentazione clinica.

Grande soddisfazione anche da parte dell’Associazione italiana cblC, che ha scelto di finanziare il progetto. “La nostra priorità è sostenere la ricerca per migliorare le terapie attuali e arrivare a trattamenti più efficaci e definitivi – afferma il presidente Alessandro Costetti –. Quando abbiamo conosciuto i risultati ottenuti da Toscana Life Sciences abbiamo deciso di rilanciare quello studio con l’ambizione di gettare le basi per una futura terapia enzimatica”.