Due organi, due trapianti uno dopo l’altro e una sola corsa contro il tempo. Alle Scotte di Siena un paziente affetto contemporaneamente da una grave insufficienza cardiaca e da un’insufficienza renale cronica terminale ha ricevuto nel mese di agosto un nuovo cuore e un nuovo rene. Prima il trapianto cardiaco, poi la stabilizzazione in terapia intensiva e infine quello renale: entrambi gli organi hanno risposto immediatamente e il paziente è già stato dimesso. Un intervento eccezionale anche per un altro dato: in Toscana un trapianto combinato cuore-rene non veniva effettuato dal 2010, anche allora alle Scotte.
Il paziente arrivava da un percorso particolarmente complesso. Era stato ricoverato per circa sette mesi nella Cardiologia diretta dalla professoressa Serafina Valente ed era affetto da un grave danno cardiaco associato a un’insufficienza renale che rendeva necessaria la dialisi peritoneale. Il caso è stato seguito attraverso una valutazione multidisciplinare che ha coinvolto cardiologi, cardiochirurghi, nefrologi e urologi.
Quando si è resa disponibile la possibilità di utilizzare cuore e rene provenienti da un donatore idoneo, è partita la complessa macchina trapiantologica. Il primo intervento è stato quello al cuore, eseguito dal dottor Massimo Maccherini, responsabile del Centro Trapianto Cuore, insieme agli specialisti Andrea Gambacciani e Sandro Sponga.
Nel frattempo il rene destinato allo stesso paziente è stato collocato in una macchina da perfusione, evitando il passaggio in ghiaccio. Una soluzione che ha consentito di preservare l’organo e di prolungare i tempi a disposizione mentre venivano valutate le condizioni del ricevente dopo il primo trapianto.
Il paziente è stato quindi trasferito nell’Anestesia e Rianimazione Cardio-Toraco-Vascolare diretta dal professor Federico Franchi. Una volta raggiunta la necessaria stabilità clinica, è stato effettuato anche il trapianto renale, condotto dal professor Vincenzo Li Marzi, responsabile del Programma universitario di Trapianto di Rene e Chirurgia Urologica, insieme alle dottoresse Vanessa Borgogni e Giuliana Ruggieri. Il rene ha ripreso immediatamente a funzionare.
“In Italia si eseguono pochissimi trapianti combinati cuore-rene all’anno – spiega Li Marzi –. Questo tipo di procedura rappresenta uno degli interventi chirurgici e clinici più complessi in assoluto nell’ambito della medicina dei trapianti”. Fondamentale, in questo caso, anche la tecnologia utilizzata per conservare il rene. “L’utilizzo delle macchine da perfusione renale rappresenta una svolta: ci permette non solo di valutare con precisione lo stato dell’organo, ma anche di ricondizionarlo e ‘proteggerlo’ in modo molto più efficace rispetto alla classica conservazione in ghiaccio”.
Quello portato a termine ad agosto è il secondo trapianto combinato cuore-rene effettuato all’Aou Senese. “Entrambi gli organi hanno risposto immediatamente – sottolinea Maccherini –, consentendo una rapida estubazione e il trasferimento del paziente in sub-intensiva in soli quattro giorni. Il decorso post-operatorio è proseguito senza complicazioni, portando a una pronta dimissione del paziente”.
L’intervento ha richiesto la collaborazione di numerose professionalità e strutture, dal Coordinamento Regionale Organi e Tessuti, diretto dalla dottoressa Chiara Lazzeri, agli psicologi e ai tecnici di laboratorio impegnati nelle analisi di compatibilità, fino a infermieri, OSS e personale tecnico di sala operatoria. Fondamentale anche la collaborazione con l’équipe del professor Sergio Serni dell’Aou Careggi, che ha effettuato il prelievo del rene e sottoposto l’organo a perfusione meccanica.
A sottolineare il valore dell’intervento sono anche il presidente della Regione Eugenio Giani e l’assessora alla sanità Monia Monni, che rivolgono innanzitutto il loro ringraziamento al donatore e alla sua famiglia.
“Donare un organo è un atto di grande valore civile: consente di trasformare un momento di dolore in una possibilità concreta di cura e di vita per altri pazienti”, affermano Giani e Monni. “Ma serve anche competenza e preparazione e il nostro sistema sanitario e le professioniste e professionisti coinvolti, che ringraziamo, hanno dimostrato di averne”.
“Questo successo – aggiunge Monni – dimostra la forza della rete trapiantologica regionale e l’eccellenza delle professioniste e dei professionisti del nostro sistema sanitario: dietro a un trapianto di questa complessità ci sono competenze, coordinamento e responsabilità clinica continua”.
Il caso senese arriva inoltre in un momento nel quale la Toscana conferma numeri elevati sul fronte delle donazioni. Nei primi sei mesi del 2026 la regione registra 104 donatori per milione di abitanti, con le opposizioni alla donazione scese dal 29 al 25 per cento. I donatori sono aumentati del 10 per cento rispetto al primo semestre 2025, mentre il 65 per cento delle dichiarazioni espresse in vita è favorevole alla donazione.
Ma all’origine dell’intera catena resta una scelta individuale. “Per questa ragione – concludono Giani e Monni – al donatore e ai familiari va il nostro grazie più sincero”.