Dal caos al dialogo nel giro di 24 ore: questo è il quadro che ci ha fornito oggi il dirigente scolastico dell’Istituto Guglielmo Marconi, Luca Guerranti. A seguito delle proteste degli studenti di ieri, durante le quali sono stati lanciati tavoli e sedie che però, come ha precisato il preside “non sono di uso quotidiano ma oggetti destinati alla discarica e fuori dall’istituto pronti per il ritiro”, questa mattina c’è stato il primo punto di incontro.
“Una delegazione di ragazzi si è presentata da me questa mattina – commenta Guerranti, che ieri era andato in questura per sporgere denuncia ma ha poi ritenuto opportuno aspettare – e civilmente abbiamo deciso di organizzare un’assemblea per lunedì, all’interno dell’aula magna. Saranno trattati diversi argomenti: gli orari scolastici, i problemi con i trasporti, fino ai tempi dei lavori all’interno del Monna Agnese che costringono a spostamenti continui”.
Un tema, quello delle proteste in tutta Italia dei giovanissimi che sulla scia della Francia hanno messo a ferro e fuoco Milano, che ha acceso un forte dibattito in città, anche se la maggior parte delle persone tende a giustificare la protesta, ma condannando la violenza e gli atti vandalici.
“Credo che in determinati momenti sia doveroso protestare – commenta Francesco Tessera -, soprattutto se guardiamo la realtà scolastica attuale. Allo stesso tempo condanno fermamente chi ha agito con violenza e chi ha inflitto danni strutture pubbliche o private. Inoltre, credo che debbano essere individuati e puniti i responsabili degli atti vandalici”.
“Le scuole non sono tutelate e questo è sotto gli occhi di tutti – spiega un’insegnante di liceo -. Servirebbero molte più risorse per rimettere a posto le strutture e per dare spazi migliori agli studenti, i quali giustamente stanno protestando. Non accetto però, di vedere scene di violenza e che non c’entrano nulla con la protesta, che ritengo giustissima”.
“Protestare va sempre bene – spiega Samuele Giuliani -, ma distruggere le vetrine nel caso di Milano, o lanciare sedie e bianchi è completamente un’altra cosa”: