Mps, Messina(Intesa) attacca i vertici di Rocca Salimbeni: “Governance frammentata, incapace di decisioni collegiali”

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Una governance frammentata e incapace di prendere decisioni collegiali. È un giudizio netto quello espresso dall’amministratore delegato di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina, sulla gestione di Monte dei Paschi di Siena. Parole che arrivano mentre il gruppo bancario porta avanti l’Opas sull’istituto senese e che aggiungono un nuovo elemento al dibattito sul futuro della banca.

Messina, intervenuto al Forum internazionale dell’agricoltura e dell’alimentazione di Coldiretti a Roma, ha rivendicato il valore strategico dell’operazione, promettendo rispetto e investimenti per Siena e indicando nella salvaguardia del risparmio nazionale uno degli obiettivi dell’acquisizione.

Il numero uno di Intesa Sanpaolo ha richiamato in particolare i problemi di governo societario del Monte, parlando di “una situazione di governance frammentata, con l’incapacità di prendere decisioni collegiali”. Un giudizio al quale ha contrapposto la propria esperienza alla guida di Intesa, sostenendo che “avere cda coesi è il presupposto per gestire bene” una banca.

Dichiarazioni che assumono un peso particolare nel momento in cui Monte dei Paschi è al centro di una delle principali operazioni del sistema finanziario italiano. Proprio ieri, infatti, il consiglio di amministrazione di Intesa Sanpaolo ha deliberato l’aumento di capitale necessario a sostenere l’offerta pubblica di acquisto e scambio sulla totalità delle azioni Mps, dando seguito alla delega ricevuta dall’assemblea straordinaria dello scorso 10 settembre.

Messina ha difeso l’operazione anche dal punto di vista economico. L’Opas, ha spiegato, “crea valore per gli azionisti Intesa, quelli del Monte dei Paschi, e per i clienti”. L’amministratore delegato ha ricordato inoltre che le precedenti acquisizioni realizzate dal gruppo avrebbero portato benefici ai territori interessati e ai diversi soggetti coinvolti.

Un passaggio specifico è stato dedicato a Siena, dove il futuro della banca continua a suscitare preoccupazioni per la tenuta occupazionale, il mantenimento delle funzioni strategiche e il rapporto con il territorio.

“Lo abbiamo sempre fatto, garantiremo il massimo rispetto anche al territorio di Siena”, ha assicurato Messina, facendo riferimento anche agli investimenti di cui, secondo le sue dichiarazioni, potrà beneficiare la città.

Il manager ha poi allargato il discorso al ruolo che Intesa Sanpaolo ritiene di svolgere nel sistema economico nazionale.

“Non ho mai fatto solo l’amministratore delegato di Intesa Sanpaolo, ma ho svolto il mio ruolo nella consapevolezza che Intesa è una istituzione e un pilastro della sicurezza nazionale del Paese”, ha affermato.

Un concetto ribadito con particolare forza parlando dell’acquisizione del Monte: “Siamo una salvaguardia del risparmio dell’Italia”.

Per Messina, dunque, l’operazione non rappresenta soltanto un’opportunità di crescita per il gruppo, ma anche un intervento capace di rafforzare la stabilità del sistema finanziario italiano.

Resta aperto, intanto, il capitolo delle valutazioni dell’Antitrust. Secondo il progetto illustrato dalle agenzie finanziarie, Intesa dovrebbe rilevare oltre 620 sportelli di Mps, mentre altri 635 sarebbero destinati al gruppo Unipol.

Interpellato sull’eventualità che la decisione dell’Autorità garante della concorrenza possa modificare il numero delle filiali acquisite, Messina ha risposto senza mostrare preoccupazione: “Noi ci fidiamo dell’Antitrust, quello che faranno sarà giusto”.

L’amministratore delegato ha affrontato anche il tema degli equilibri azionari di Mediobanca e Generali, destinati a essere interessati dall’eventuale successo dell’Opas.

“Mettere in sicurezza Mediobanca è un punto strategico per il Paese”, ha dichiarato, ricordando che Mediobanca detiene il 13,5% di Generali.

Secondo Messina, l’ingresso di Mediobanca nel gruppo Intesa permetterebbe di garantire l’indipendenza della compagnia assicurativa triestina.

“Nessuno potrà acquisire Generali se Intesa Sanpaolo ne avrà il 13,5 per cento. Senza nessuna volontà di interferire sulla governance, sulla gestione e di mettere bocca su nulla”, ha assicurato.

Una prospettiva che il manager ha collegato ancora una volta alla tutela del risparmio: “Metteremo in sicurezza il risparmio di questo Paese”.