Decreto 1 maggio, la Cgil Siena contro il Governo: “Risorse alle imprese, non ai lavoratori”
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Il Governo lo presenta come un passo avanti contro il lavoro povero, ma per la Cgil è una risposta insufficiente all’emergenza salari. È scontro sul decreto lavoro varato per il Primo Maggio, che introduce il cosiddetto “salario giusto” e riaccende il confronto tra esecutivo e sindacati.
Il provvedimento non prevede un salario minimo per legge, ma punta a rafforzare i contratti collettivi: incentivi e vantaggi per le aziende saranno legati all’applicazione delle retribuzioni previste dai contratti più rappresentativi. Nel pacchetto anche misure per favorire le assunzioni, soprattutto di giovani e donne, un rafforzamento dei controlli sulla sicurezza e strumenti per contrastare il lavoro irregolare.
Una linea che, nelle intenzioni del Governo, mira a sostenere occupazione e qualità del lavoro, affidando alla contrattazione collettiva il ruolo centrale nella definizione dei salari.
Ma la posizione della Cgil è netta. “Quando si parla di lavoro bisogna confrontarsi con chi rappresenta i lavoratori, perché il confronto è un principio di democrazia”, sottolinea la segretaria della Cgil Siena Alice D’Ercole. Il sindacato richiama i dati: milioni di lavoratori poveri pur avendo un impiego, salari reali in calo negli ultimi anni e un’inflazione che ha eroso il potere d’acquisto.
“Di fronte a questa situazione – prosegue – decidere di mettere risorse verso le aziende senza destinarne ai lavoratori è una scelta miope e sbagliata”. E ancora: “Parliamo di una vera e propria pandemia salariale e sociale, che richiederebbe interventi strutturali”.
Per la Cgil, il nodo principale resta l’assenza di misure dirette sui redditi. “Dire che si danno incentivi affinché le aziende facciano quello che già devono fare non è la risposta che serve”, aggiunge D’Ercole. Da qui la richiesta di un cambio di rotta: “Bisognerebbe stabilire una soglia sotto la quale non si parla di lavoro ma di sfruttamento, cioè un salario minimo, e intervenire anche sul piano fiscale per sostenere il potere d’acquisto”.