Trecentotrenta case popolari vuote mentre 1.362 persone aspettano un alloggio. È il paradosso dell’emergenza abitativa in provincia di Siena, dove migliaia di famiglie faticano a trovare una casa a prezzi sostenibili. A denunciare la situazione è il sindacato degli inquilini e degli assegnatari, il Sunia Cgil di Siena, che chiede maggiori investimenti nell’edilizia residenziale pubblica e interventi urgenti per recuperare gli appartamenti inutilizzati.
Secondo i dati riportati dal sindacato, nel territorio provinciale sono circa 330 gli alloggi popolari sfitti, a fronte di 1.362 persone inserite nelle graduatorie. Le famiglie potenzialmente in possesso dei requisiti per accedere all’edilizia pubblica sarebbero invece 5.702, considerando un Isee inferiore a 16.500 euro e l’assenza di immobili di proprietà.
Una situazione aggravata dalle difficoltà economiche delle famiglie, alle prese con il caro vita e stipendi che non riescono a tenere il passo con l’aumento delle spese.
A confermare le tensioni sul mercato abitativo sono anche i dati sugli sfratti. Nel 2025, secondo i numeri del Ministero dell’Interno citati dal sindacato, in provincia di Siena sono state presentate 205 richieste di esecuzione e sono stati emessi 138 provvedimenti, il 20% dei quali per finita locazione.
Il sindacato teme che una parte degli immobili liberati possa essere destinata agli affitti turistici, riducendo ulteriormente l’offerta di abitazioni sul mercato residenziale.
Le critiche riguardano anche le politiche nazionali. Secondo l’organizzazione, il Piano Casa del Governo, con 970 milioni di euro distribuiti in cinque anni, non garantirebbe risorse sufficienti per recuperare il patrimonio pubblico inutilizzato. A livello nazionale, gli appartamenti popolari vuoti sarebbero circa 100mila.
Sul fronte locale, l’attenzione della sigla si concentra sul bilancio 2025 di Siena Casa Spa, recentemente analizzato sui social dal Partito del Bollore. Il documento, secondo quanto evidenziato dal sindacato, presenta un utile di appena 6mila euro, ma metterebbe in luce una disponibilità economica insufficiente per affrontare le manutenzioni necessarie.
In particolare, mentre i costi dei servizi continuerebbero ad aumentare, le risorse destinate alla manutenzione degli immobili sarebbero diminuite del 20%.
Una situazione che, denuncia il sindacato, rischia di penalizzare ulteriormente gli assegnatari, costretti a vivere in edifici che necessitano di interventi spesso rinviati per mancanza di fondi.
Da qui la richiesta di un cambio di passo, con investimenti strutturali per recuperare gli alloggi vuoti, garantire la manutenzione degli edifici esistenti e ridurre le liste d’attesa.
“Non possiamo permettere che le mancate politiche strutturali sulla casa, e sugli alloggi popolari nello specifico, vengano scaricate sugli inquilini attraverso il taglio dei servizi”, sottolinea il sindacato.
Il principio ribadito è che l’edilizia residenziale pubblica deve rispondere prima di tutto a una funzione sociale, garantendo il diritto all’abitazione alle famiglie in difficoltà.