Emergenza-urgenza, Cgil: “Preoccupa quello che sta accadendo in Val di Chiana”

“A tutela dei lavoratori e delle lavoratrici impegnati nel servizio, che siano medici, infermieri o altre figure, e del servizio stesso, la Fp Cgil di Siena esprime la propria preoccupazione su quanto sta succedendo nella zona Val di Chiana, oltre al rammarico per non aver ricevuto risposte certe da parte aziendale alla nostra nota, inviata da tempo, con cui chiedevamo un intervento nella riorganizzazione di un servizio tanto importante”. Si apre così la lettera aperta che Cgil ha voluto inviare alla direzione aziendale Usl Toscana sud est, all’assessore regionale Simone Bezzini, alla direttrice Uoc direzione infermieristica emergenza e urgenza Usl Toscana sud est, ai lavoratori e alle lavoratrici del servizio emergenza urgenza e ai Cittadini.

“Le tre ex Aziende sanitarie confluite -continua la missiva- nella Usl Toscana sud est nel 2016 hanno tre modelli diversi di organizzazione del servizio di emergenza urgenza e ci chiediamo quali possano essere i motivi o gli interessi per i quali non sono mai stati armonizzati. In questo periodo, poi, è stato chiesto al personale infermieristico di ricoprire dei turni lasciati scoperti dai medici nella zona Val di Chiana, senza che venissero date spiegazioni ed indicazioni chiare sulle procedure. A nostro parere, inoltre, non tutte le Postazioni di emergenza territoriale (Pet) sono adatte ad un improvviso cambiamento di offerta sanitaria e pensiamo, ad esempio, che la Pet di Sarteano e quella di Abbadia San Salvatore siano oggettivamente troppo lontane dal Pronto soccorso di riferimento. Siamo in emergenza, in una emergenza prevedibile e prevista, è da anni che questa organizzazione sindacale ha posto l’accento sull’anomalia della ex Usl 7 di Siena e anche in questa situazione bisogna fare delle valutazioni appropriate prima di procedere con delle scelte, scelte che devono dare risposte omogenee tra territori, eclatante è la disparità di risposta ad esempio tra la stessa Val di Chiana e la Val d’Elsa. Gli infermieri non sono tappabuchi, hanno professionalità e competenze che vanno rispettate. Tutti i professionisti vanno messi nelle condizioni di lavorare in sicurezza per loro e per i cittadini. Tale sicurezza deve essere garantita dalle disposizioni aziendali e da modelli che possano dare ottime risposte nel rispetto della finanza pubblica”.

La lettera poi si conclude: “Non c’è da inventarsi niente basta analizzare le varie organizzazioni del servizio emergenza-urgenza già messe in atto in altri territori (Arezzo, Grosseto). Il principio base è la modulazione del servizio secondo i bisogni, la viabilità e la sostenibilità. Basta con le strumentalizzazioni che in questi giorni non sono mancate anche a mezzo stampa, chiediamo rispetto per tutti i professionisti e soprattutto per i cittadini. L’Azienda dia risposte certe e non chieda disponibilità, a spot, per coprire “buchi” che sapevamo esistere anche prima”.