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Export da record per Siena, ma il futuro si gioca su salari e innovazione: la fotografia dell’Irpet
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C’è una Siena che cresce e una che rallenta. Una che esporta farmaci nel mondo e una che guarda con preoccupazione al costo della vita. Il rapporto Irpet 2026 consegna la fotografia di una Toscana che tiene nonostante guerre, dazi e crisi energetiche, ma racconta anche una provincia di Siena che si conferma tra i motori della crescita regionale grazie alla farmaceutica (+35,4% nel primo trimestre del 2026), mentre il resto dell’economia continua a muoversi in equilibrio tra opportunità e fragilità .
L’economia toscana non è in recessione. Il Pil crescerà dello 0,5% sia nel 2026 che nel 2027, l’occupazione continua ad aumentare e il turismo mantiene il segno positivo. Ma il messaggio che arriva dal rapporto annuale dell’Irpet è chiaro: resistere non basta più, serve tornare a crescere.
In questo quadro Siena trova uno spazio importante. Se la produzione industriale toscana registra nel primo trimestre dell’anno una lieve flessione dello 0,6%, la farmaceutica continua invece a rappresentare uno dei principali motori dell’export regionale. A trascinare il settore sono soprattutto Firenze, con un +24,2%, e Siena che fa ancora meglio mettendo a segno un incremento del 35,4% delle esportazioni farmaceutiche rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.
Un dato che conferma il peso sempre più rilevante del distretto senese nel panorama regionale. Non a caso la farmaceutica cresce complessivamente del 20,9% in Toscana e rappresenta uno dei pochi settori capaci di compensare le difficoltà attraversate da altri comparti produttivi.
Non tutte le notizie, però, sono positive. Il rapporto evidenzia come l’economia toscana stia entrando in una fase di crescita più lenta e selettiva. Aumenta infatti la quota di famiglie che si percepiscono relativamente povere, passata dal 10 al 15%, mentre l’indice di fiducia arretra da 113 a 110 punti. Cresce anche la percentuale di chi denuncia un peggioramento del proprio bilancio familiare.
Tra le criticità segnalate dall’Irpet c’è anche quella dei mezzi di trasporto. Il comparto registra una flessione del 17,8% a livello regionale e anche Siena segna un calo del 3,1%, un dato legato principalmente alla camperistica presente sul territorio provinciale.
Il rapporto invita poi a guardare oltre i numeri della produzione. Il rischio per la Toscana non sarebbe infatti quello di una vera e propria deindustrializzazione, quanto piuttosto quello di perdere progressivamente le attività che generano maggior valore aggiunto: ricerca, progettazione, innovazione e controllo delle filiere produttive.
Da qui l’appello lanciato dal presidente della Regione Eugenio Giani a costruire un percorso condiviso con sindacati e parti sociali per rafforzare competitività , salari e infrastrutture. “Pur se contenuta, la Toscana vive una fase di sviluppo”, ha sottolineato il governatore annunciando la convocazione di due tavoli dedicati al lavoro e al sistema produttivo regionale.
Sul rapporto sono intervenute anche le parti sociali. Confcooperative Toscana propone un “Patto per la Toscana 2030” fondato su lavoro femminile, welfare territoriale e innovazione, mentre la Cgil vede nelle conclusioni dell’Irpet la conferma delle ragioni dello sciopero unitario dell’industria del 9 luglio e torna a chiedere salari più alti, maggiori investimenti e una riqualificazione del sistema manifatturiero regionale.