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La lettera – “Mi sento soffocare. Tengo duro per mio figlio, cerco di non arrendermi” il grido di aiuto di una giovane mamma

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Ci sono parole che sono un pugno dritto allo stomaco e purtroppo cominciano ad arrivarne sempre di più: riceviamo messaggi o lettere che sono grida d’allarme, segnalazioni di disagio importanti e richieste d’aiuto come questa, che la lettrice ha titolato proprio come “richiesta d’aiuto” per se stessa ma anche per altri che possono vivere una situazione di vita analoga. Non possiamo voltarci, non possiamo andare oltre come se niente fosse: nell’epoca dell’intelligenza artificiale e della vita parallela e fasulla dei social, ciò che deve con forza rimanere è la nostra umanità, quella pietas che non si ferma alla pietà ma va oltre. Siamo esseri umani ed è nostro dovere non pensare solo a noi stessi. 

 

Mi sento soffocare. Tutto quello che è successo, e che sta accadendo mi sta soffocando.

La continua richiesta di soldi che mi sta arrivando da meno di un anno mi sta facendo soffocare.

Sto cercando di tenere duro per mio figlio, sto cercando di non arrendermi.

Ho bisogno di aiuto, in un modo o nell’altro ho bisogno di aiuto.

Non sono le pasticche che aiutano a vivere certe situazioni, ma solo l’essere lasciati in pace.

Non è possibile che dopo 12 anni, quando stavo riprendendo la mia vita in mano, continuino a chiedermi soldi e che lo facciano così insistentemente; è dal 9 settembre 2025 che le commercialiste che tenevano la contabilità di un negozio “dannato” che doveva dare serenità alla mia famiglia, ma che invece ha portato solo sciagure, una dopo l’altra, mi fanno inviare decreti ingiuntivi e pignoramenti dal Tribunale che sto cercando di gestire, ma che non riesco. Ad oggi ho solo pagato l’avvocato, ma con scarsi risultati e quindi mi ritrovo con soli 200€ sul conto corrente, un affitto da pagare, le bollette e un figlio da crescere da sola, visto che il padre ha visto bene di andarsene quando ero al terzo mese di gravidanza.

Non  ho una famiglia alle spalle che riesce a darmi una mano, ho solo mia mamma che deve vivere con l’ADI e una percentuale di invalidità che non le permette di lavorare; può solo aiutarmi nella gestione di mio figlio quando sono a lavoro e quando sono all’università. L’unica mia fortuna è infatti quella di avere un lavoro fisso, a tempo indeterminato, e contemporaneamente da due anni mi sono rimessa in gioco, decidendo di iscrivermi all’Università e che mi sta dando grandi soddisfazioni. Una volta laureata vorrei cercare di aiutare le persone il più possibile, non voglio che altri si sentano come mi sto sentendo io in questo momento. 

È proprio per questo che ho deciso di scrivere perché voglio che la mia storia arrivi a più persone possibile, forse non riuscirò a risolvere niente, ma spero solo di dare un po’ di sollievo a qualcuno con le mie parole, che magari leggendomi si sentirà meno solo.

Lettera firmata