Enter your email address below and subscribe to our newsletter

Mps al centro del risiko bancario, Giani: “La banca deve rimanere toscana”

Condividi su

Non solo il nome, non solo il risiko. Ora la partita su Monte dei Paschi diventa anche una questione di “toscanità”. Mentre Intesa Sanpaolo prova a ridisegnare il futuro della banca senese, la Regione Toscana alza il punto politico: difendere a Siena e in Toscana il cervello, il lavoro e il know-how del Monte.

A dirlo è il presidente della Regione Eugenio Giani, intervenuto sulla nuova offerta che coinvolge Mps, Intesa e Bper. Giani ha richiamato quanto accaduto tra la fine del 2020 e l’inizio del 2021, quando, ha ricordato, la banca senese rischiava di essere incorporata in UniCredit.

“Guidai quella battaglia che poi conducemmo insieme con la Provincia e il Comune di Siena perché il Monte dei Paschi, che stava per essere incorporato in UniCredit, avesse la sua autonomia e possibilità di rilancio”, ha detto Giani.

Una battaglia che, secondo il presidente della Regione, ebbe un esito positivo. “Il Monte dei Paschi mantenne il suo profilo di autonomia e, con gli anni, è diventato nuovamente quella banca competitiva che assicura la sua storia. Ha addirittura assorbito Mediobanca e quindi è diventato una banca molto appetibile”.

Per Giani, adesso, la priorità istituzionale è difendere il radicamento territoriale dell’istituto. “L’impegno delle istituzioni toscane, e quindi il mio personale, sarà sul difendere la toscanità di Mps, che è un colosso ma che deve garantire la sua attività, il suo cervello, i suoi lavoratori a Siena, in Toscana”, ha aggiunto.

Il presidente ha poi indicato la direttrice su cui intende muoversi la Regione: “Questi processi molto delicati che stanno avvenendo, l’idea del terzo polo che viene contrastata da un’offerta ben strutturata: ciò che interessa è la toscanità del lavoro, del know-how, dell’economia che Monte dei Paschi deve assicurare con la sua sede di Siena. Ci muoveremo su questa direttrice”.

Intanto, da Milano, Carlo Messina ha delineato alcuni effetti dell’operazione sul futuro assetto azionario. L’amministratore delegato di Intesa Sanpaolo ha auspicato la permanenza nel capitale anche degli attuali soci privati industriali di Mps. “Con questa operazione potrebbero rimanere, nel nostro azionariato, anche gli azionisti privati industriali di Mps, e questo noi ce l’auguriamo. E significa anche aumentare la presenza del capitale italiano”, ha detto Messina, riferendosi a Delfin e Caltagirone.

Secondo la fotografia indicata dall’amministratore delegato di Intesa, se l’Opas andasse in porto, “il mondo delle Fondazioni potrebbe scendere dal 20 per cento al 16 per cento del totale del capitale”, mentre “gli azionisti privati di Mps, Delfin e Caltagirone, potrebbero posizionarsi intorno al 6-7 per cento”.

Per quanto riguarda il Ministero dell’Economia, Messina ha spiegato che il Mef “avrà il 2-2,5 per cento del combined, oppure potrà vendere e valorizzare la sua quota sul mercato”.

Sul futuro di Monte dei Paschi interviene anche la Fisac Cgil Toscana, che chiede di riportare al centro del confronto il lavoro e il servizio al territorio. Il sindacato sottolinea come la Toscana abbia già pagato un prezzo alto negli anni scorsi, con la riduzione degli sportelli soprattutto nelle aree interne e nei centri minori.

Per la Fisac Cgil, eventuali operazioni, sinergie o alleanze non dovranno avere ricadute strutturali sui poli di direzione generale, dove sono concentrate funzioni strategiche e professionalità qualificate. Il sindacato chiede quindi un confronto reale con le organizzazioni dei lavoratori e avverte: “Non accetteremo che le lavoratrici e i lavoratori di Mps siano trattati come variabile di aggiustamento di operazioni decise altrove”.