Mps, Consob accende i fari sulla governance. Intesa: “Possiamo garantire serenità e trasparenza”

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Anche la Consob accende i fari su quello che sta accadendo ai vertici di Monte dei Paschi di Siena. L’autorità che vigila sulle società quotate sta seguendo da tempo la governance della banca senese, mentre all’interno del consiglio di amministrazione emergono tensioni sulle possibili operazioni per il futuro di Mps e, all’esterno, prosegue l’offerta lanciata da Intesa Sanpaolo. Una partita finanziaria che la Cgil riporta anche sul territorio: in Toscana sono in gioco oltre 4.400 posti di lavoro diretti, oltre a migliaia di occupati nell’indotto.

Secondo quanto riferito da fonti Consob al Sole 24 Ore Radiocor, le vicende riguardanti Mps sono “da tempo all’attenzione degli uffici”, nell’ambito dell’ordinaria attività di vigilanza.

Al centro c’è una situazione diventata particolarmente delicata dopo la lettera inviata da quattro consiglieri di Mps al presidente Cesare Bisoni. Nel documento sarebbero stati sollevati dubbi su alcuni aspetti dell’attività del consiglio e sulle mosse dell’amministratore delegato Luigi Lovaglio per valutare possibili alternative all’offerta di Intesa.

Tra i temi indicati figurano una possibile integrazione con Banco Bpm, la mancata nomina di alcuni consiglieri, i tempi con cui vengono messi a disposizione i documenti per il cda e la composizione dei comitati interni.

Bisoni respinge però l’ipotesi di irregolarità. Il presidente afferma di aver risposto puntualmente ai quattro consiglieri e sostiene che Lovaglio stia operando “nel pieno rispetto degli indirizzi e del mandato” ricevuto dal consiglio di amministrazione per valutare eventuali operazioni straordinarie. Anche il percorso per completare il cda, aggiunge, starebbe procedendo secondo le indicazioni della Banca centrale europea.

Ed è proprio sulla governance che interviene dall’altra parte Carlo Messina. Il ceo di Intesa Sanpaolo torna sull’offerta per acquisire Mps e sostiene che l’operazione potrebbe garantire alla banca senese ciò che, a suo giudizio, oggi manca: “serenità” e “trasparenza nella governance”, creando “un porto sicuro per gli azionisti”.

L’offerta di Intesa resta intanto sottoposta al percorso autorizzativo. Secondo quanto riportato dagli analisti dopo la presentazione dei conti del gruppo, le autorizzazioni delle autorità competenti sono attese entro la fine di settembre, con l’obiettivo di aprire successivamente il periodo di adesione e arrivare alla conclusione entro dicembre 2026.

Ma da Siena e dalla Toscana arriva anche un altro interrogativo: che cosa accadrà ai lavoratori e agli sportelli se l’assetto di Mps cambierà?

Cgil Toscana e Cgil Siena chiedono che la discussione non riguardi soltanto quotazioni, azionisti e operazioni finanziarie. In Toscana, ricorda il sindacato, Monte dei Paschi garantisce oltre 4.400 posti di lavoro diretti, ai quali si aggiungono migliaia di occupati nell’indotto.

La Cgil chiede quindi garanzie sull’occupazione e sulla permanenza della banca nei territori, con particolare attenzione al rischio che eventuali sovrapposizioni tra reti bancarie possano tradursi nella chiusura di sportelli.

“Il futuro di Mps non riguarda soltanto una banca – sottolineano Cgil Toscana e Cgil Siena – riguarda migliaia di persone, un patrimonio di competenze e un pezzo fondamentale del sistema economico e sociale della Toscana”.

Il sindacato chiede per questo il coinvolgimento delle parti sociali e delle istituzioni territoriali nelle scelte future e si dice pronto, se necessario, anche alla mobilitazione.