Due serate consecutive, in due luoghi di straordinaria suggestione, per due linguaggi musicali apparentemente distanti eppure accomunati da una stessa tensione: liberare il suono da ogni convenzione superflua e restituire all’ascolto la sua dimensione più intima e necessaria. l’1 agosto, a Palazzo Chigi Saracini, l’omaggio a Morton Feldman nel centenario della nascita, con l’esecuzione di uno dei suoi capolavori, Piano and String Quartet; il 2 agosto, nella Chiesa di Sant’Agostino, il ritorno di Chigiana meets Siena Jazz, con la prima mondiale di No voice is an island di David Linx. Due appuntamenti che segnano altrettanti momenti di rilievo eccezionale nella programmazione estiva senese.
C’è un filo che lega queste due sere, e che le lega al cuore stesso di questa edizione del Festival: l’idea che nessun suono viva isolato, che ogni musica nasca dalla relazione e dall’ascolto reciproco. È il senso del tema Isole, ed è ciò che unisce – al di là delle apparenti distanze – il silenzio abitato di Feldman e le voci intrecciate del jazz di Linx.
1 AGOSTO – PALAZZO CHIGI SARACINI – PIANO AND STRING QUARTET DI MORTON FELDMAN
L’ 1 agosto il Salone dei Concerti di Palazzo Chigi Saracini ospita un evento che trascende la consueta dimensione del concerto per farsi atto di memoria e di celebrazione: l’esecuzione integrale di Piano and String Quartet di Morton Feldman, nel centenario della nascita del compositore americano.
Nato a New York il 12 gennaio 1926, Feldman è oggi riconosciuto come una delle voci più originali e radicali del Novecento musicale, capace di ridefinire i parametri del tempo, del silenzio e della ripetizione con una coerenza e una profondità che pochi compositori del suo secolo hanno eguagliato. Per la Chigiana, questo omaggio ha un valore particolare: Morton Feldman fu docente di composizione all’Accademia Chigiana e riportare la sua musica in questo luogo, nel centenario della nascita, significa riannodare un legame che appartiene alla storia stessa dell’istituzione.
Il suo centenario si inserisce inoltre in un filo che attraversa tutta l’edizione 2026 del Festival: accanto al grande ciclo dedicato a Hans Werner Henze, anch’egli nato nel 1926, la programmazione rende omaggio ad altri protagonisti del Novecento nati cent’anni fa, da Feldman a Franco Evangelisti – una generazione che ha ridisegnato i confini del pensiero musicale.
Piano and String Quartet (1985) è una delle ultime e più ambiziose opere di Feldman, composta a soli due anni dalla morte e considerata dalla critica internazionale una vetta della sua produzione. La partitura si estende per circa ottanta minuti senza interruzione, dispiegando un universo sonoro in cui la nozione stessa di sviluppo tematico viene messa radicalmente in discussione. Feldman costruisce il suo discorso attraverso una serie di cellule motiviche che si ripetono, si trasformano impercettibilmente e si dissolvono, senza mai approdare a una risoluzione nel senso tradizionale del termine. Il tempo rallenta fino a diventare quasi una dimensione spaziale; il silenzio non è pausa, ma sostanza, presenza attiva che dà forma al suono come il vuoto dà forma alla materia.
Per interpretarlo, il pianista Anton Gerzenberg condivide il palco con quattro tra i più autorevoli interpreti della scena cameristica internazionale: Ilya Gringolts e Anahit Kurtikyan ai violini, Sào Soulez-Larivière, alla viola e Jean-Guihen Queyras al violoncello. Un ensemble all-star come solo la Chigiana sa riunire, in cui ognuno porta alla partitura di Feldman una sensibilità affinata nel repertorio contemporaneo e una capacità di ascolto reciproco che questa musica esige in misura straordinaria. Piano and String Quartet non ammette protagonismi: richiede invece una disponibilità totale alla dissoluzione dell’insieme, una qualità di presenza che è al tempo stesso fisica e meditativa.
2 AGOSTO – CHIESA DI SANT’AGOSTINO – CHIGIANA MEETS SIENA JAZZ
La sera successiva, il 2 agosto, la Chiesa di Sant’Agostino accoglie uno degli appuntamenti più amati e attesi del Festival: Chigiana meets Siena Jazz, l’incontro tra l’Accademia Chigiana e la Siena Jazz University. Un appuntamento che accompagna il Chigiana International Festival fin dalla sua prima edizione e che ogni anno si rinnova, riunendo talenti e star della musica d’oggi e del jazz che fanno riferimento alle due
istituzioni: una sinergia unica nel suo genere tra due realtà leader, rispettivamente, nella grande musica e nel jazz, nell’ambito delle attività del Polo Musicale Senese e in collaborazione con l’Opera della Metropolitana e l’Arcidiocesi di Siena, Colle di Val d’Elsa e Montalcino.
Il titolo scelto per la serata – No voice is an island – è già un manifesto, e dialoga direttamente con il tema Isole del Festival: nessuna voce esiste in isolamento, ogni suono nasce dalla relazione, ogni frase musicale è il frutto di un ascolto che precede e accompagna il canto. La nuova creazione è stata pensata e ideata appositamente per il Festival, ed è presentata questa sera in prima esecuzione mondiale.
Protagonista è David Linx, cantante, direttore e compositore belga di origine americana, considerato tra le figure più complete e originali del jazz vocale europeo contemporaneo. Linx porta a Siena non soltanto la propria voce – capace di muoversi con naturalezza dal jazz al blues, dalla canzone d’autore alla musica da camera – ma anche il lavoro di arrangiamento e direzione che da sempre caratterizza la sua ricerca: un’arte della tessitura sonora in cui le voci si moltiplicano, si intrecciano e si sostengono a vicenda, costruendo architetture armoniche di grande raffinatezza. Al suo fianco, Noemi Fiorucci, allieva della Siena Jazz University, porta nel programma i propri arrangiamenti, testimoniando la vitalità e la qualità della formazione jazzistica senese.
Il Chigiana Vocal Ensemble riunisce otto cantanti – i soprani Myung Jae ed Elisa Pasquini, le mezzosoprano Francesca Cataoli e Lusine Sargsyan, i tenori Alessio Chiuppesi e Ludovico Reali, i bassi Raffaello Brutti e Roberto Locci – con la direzione di Lorenzo Donati, in un organico che unisce la tradizione del canto corale alla fluidità espressiva del jazz. L’ensemble è affiancato da Matteo Maranzana al pianoforte, autore di ulteriori arrangiamenti, da Francesco Conforti alle percussioni, in rappresentanza del Chigiana Percussion Ensemble, e da Giovanni Nardiello alla batteria, anch’egli allievo della Siena Jazz University.
L’incontro tra l’Accademia Chigiana e Siena Jazz non è soltanto una collaborazione istituzionale: è la manifestazione concreta di una visione condivisa, quella di un’educazione musicale che non conosce confini di genere né di linguaggio. La Chiesa di Sant’Agostino, con la sua acustica avvolgente e la sua atmosfera raccolta, offre a questa musica uno spazio in cui la voce umana può dispiegarsi nella sua pienezza, riverberare sulle pareti antiche e ritornare, trasformata, a chi ascolta. Nessuna voce è un’isola, appunto: e in questo luogo, quella sera, le voci saranno molte, diverse e meravigliosamente consonanti.