Ottanta anni di Totocalcio, il ricordo dei senesi. Rugani: “Quando il gioco era anche romantico”
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Non è una semplice schedina: è il simbolo di una cultura italiana, è la rappresentazione dell’attesa della domenica, è il dopocena al bar sotto casa con gli amici ed è anche la speranza di un popolo in cerca di una svolta. Questo è il Totocalcio, quello del 1×2, quello del 13 che quasi tutti gli italiani almeno una volta nella vita hanno inseguito. L’iconica schedina compie oggi 80 anni e in tutto questo periodo sono stati numerosi i senesi, che hanno conservato un ricordo di quei momenti, in cui forse il gioco era ancora visto come un divertimento e non come un’ossessione.
“Credo che non esista italiano della mia generazione con abbia visto o giocato una schedina del Totocalcio – commenta Giovanni Mazzini -. Mi ricorda anche un po’ mia nonna, perché lei chiamava la schedina ‘Sisal’. Non ho mai avuto passione per il gioco, ma ogni tanto con gli amici ho provato a fare tredici, senza mai riuscirci. Ho vinto però due volte alle corse dei cavalli a Grosseto, ma era più un modo per stare insieme e socializzare”.
“Il Totocalcio rappresentava la bellezza del calcio di quando eravamo ragazzi – spiega Duccio Amandolini -. Era la serie A degli anni ’80 in cui c’erano i campioni ed era stupendo aspettare i risultati della domenica con ‘90° Minuto’. Il Totocalcio dà la possibilità di tornare a vivere quel periodo lì. Inoltre, era bellissimo perché nella schedina si trovavano anche due partite della serie C1 e quelle rare volte in cui trovavamo la partita del Siena, ci sembrava di essere privilegiati”.
“Ci ho giocato per una vita e non ho mai vinto – commenta Andrea Bianchi -. Il massimo che ho raggiunto fu 11 e persi la schedina per colpa di una partita del Siena, in cui giocai la vittoria e invece ci fu il pareggio. Purtroppo, è un tipo di gioco che non esiste più e quindi lo ricordo anche con nostalgia”.
“Il gioco assumeva un aspetto molto più romantico – spiega Niccolò Rugani -. Ormai sono 50 anni che lavoro in questo campo, ma quel periodo lì era troppo più bello: le partite erano tutte la domenica alle 15 e quindi si rimaneva lì alla radio ad aspettare i risultati per vedere se la schedina fosse vincente o no. Era tutto un altro mondo”.
Come ha confermato lo stesso Rugani, l’avvento dei cellulari e delle scommesse online, ha un po’ ammazzato la cultura e le tradizioni di un tempo, ma i ricordi restano ancora indelebili.
“Oggi è tutto diverso ed anche più veloce rispetto a prima – commenta Rugani -. Quando il Totocalcio prese piede anche a Siena, c’erano solo tre botteghe in cui poter giocare: ce n’era una davanti all’attuale Osteria Cane e Gatto, un’altra invece si trovava all’imbocco di via dei Termini davanti all’Enoteca I Terzi e poi la terza si trovava in Piazza Gramsci. Erano già presenti un po’ di giochi, perché nelle sale potevamo trovare il Totipenalotto, Il Lotto e le corse dei cavalli con la teles crivente, ma il gioco per eccellenza era senza dubbio il Totocalcio. Non c’era necessariamente l’ossessione di dover giocare all’epoca: con molti miei amici, ad esempio, entravo nelle botteghe anche solo per vedere i personaggi storici come Villì, contradaiolo dell’Oca che si metteva a sedere e controllava tutti i risultati delle partite e delle corse dei cavalli. Le sale erano sempre piene e ricoperte di fumo, ma il tutto assumeva un che di romantico e di attraente”.
E non è tanto il gioco a rendere bello il Totocalcio, bensì i ricordi, le persone e i luoghi, che purtroppo l’ossessione e la dipendenza hanno contribuito ad annichilire.