Papa Prevost, un anno di pontificato. Lojudice: “Leone XIV è la risposta a un mondo in guerra”
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Prima il silenzio per la morte di Francesco, poi la scelta di Leone XIV in un mondo attraversato dalle guerre. A un anno dal conclave, il cardinale Augusto Paolo Lojudice legge quel passaggio come ‘un tempo di Chiesa’ e indica nella pace il cuore del nuovo pontificato.
Il presidente della Conferenza Episcopale Toscana, arcivescovo di Siena e vescovo di Montepulciano ricorda innanzitutto quei giorni tra il 21 aprile 2025, data della morte di Papa Francesco, e l’8 maggio dello scorso anno, quando dal conclave arrivò l’elezione del nuovo Pontefice. “Diciotto giorni di sede vacante che, come accade sempre in queste situazioni, hanno scatenato discorsi, indiscrezioni e fake news. Non si parlava d’altro da tutte le parti”, osserva Lojudice.
Dietro il clamore mediatico, però, il cardinale descrive un clima diverso vissuto all’interno della Chiesa. “Nella mia personale esperienza sono stati giorni di intenso ma sereno lavoro, diciotto giorni veramente di Chiesa”, afferma, ricordando anche lo smarrimento seguito alla morte di Francesco: “Eravamo tutti storditi dalla sua scomparsa improvvisa. Dopo aver salutato il mondo con la benedizione Urbi et Orbi nel giorno di Pasqua, ci ha lasciato, anche se avevamo visto con chiarezza che la sua salute non era delle migliori”.
Poi l’elezione di Leone XIV. “È arrivato, più discreto, quasi timido all’apparenza, però solo all’apparenza”, sottolinea Lojudice, che legge la scelta del conclave come frutto di un discernimento spirituale: “Per noi credenti è lo Spirito Santo che ha illuminato i cardinali a fare la scelta giusta”.
Secondo il cardinale, il primo anno di pontificato starebbe già delineando con chiarezza il profilo del nuovo Papa. “La storia lo sta confermando: quella di un Pontefice che ha messo al centro della sua attenzione da subito la pace, proprio nel primissimo saluto al mondo, in un tempo di belligeranza estrema”.
Nelle parole di Lojudice emerge anche una riflessione sul ruolo stesso della Chiesa in una fase storica segnata dai conflitti internazionali. “In un tempo di guerra la Chiesa si leva come voce forte e continua per salvaguardare la vita degli esseri umani, a qualunque razza o religione appartengano”, spiega, richiamando l’esempio evangelico di Gesù “che avvicinava le persone, offriva il perdono dei peccati, ma subito dopo anche la guarigione del corpo”.
Da qui la convinzione che Papa Leone stia seguendo con coerenza questa missione. “Un Papa non deve esprimere idee personali, né fare iniziative che gli vengono in mente – conclude Lojudice –. Deve, con il proprio stile e il proprio carattere, annunciare e fare ciò che il Vangelo gli chiede. E Papa Leone lo sta facendo in ogni momento del suo pontificato”.