Da presidio di legalità a possibile “business turistico”. È la denuncia che arriva dall’associazione antimafia Sentinelle di Nonno Nino sul futuro di Suvignano, il bene confiscato alla mafia di Monteroni d’Arbia simbolo dell’impegno antimafia in Toscana.
A lanciare l’allarme è il presidente Domenico Bilotta, che si appella alla Regione Toscana chiedendo quale futuro sia stato immaginato per la struttura e denunciando il rischio che vengano sacrificati i progetti di riutilizzo sociale e i campus della legalità che l’associazione organizza ormai da tre anni. “La domanda è: si vuole davvero trasformare anche Suvignano in un business turistico abbandonando la funzione sociale che dovrebbe essere connaturata al bene confiscato alla mafia?”, si legge nel comunicato.
L’associazione, che affonda le proprie radici nella Fondazione Antonino Caponnetto, esprime forte preoccupazione per la continuità dei campus studio a Suvignano, considerati “attività essenziale per un riscatto sociale contro le mafie”. I campi coinvolgono adolescenti, bambini, ragazzi e adulti del Gruppo Paim di Cascina e dell’associazione Ebenezer, seguiti dai rispettivi educatori e affiancati dal Tribunale nei percorsi di contrasto alla marginalità.
“Dopo tre anni che svolgevamo il campus a Suvignano, quest’anno non solo non abbiamo potuto svolgervi il primo, ma era a rischio anche il secondo”, spiega il presidente Domenico Bilotta. “Negli ultimi due giorni dall’avvio del primo ci è stato comunicato che non sarebbe stato possibile farlo, adducendo motivi di sicurezza che potevano essere risolti se tutto veniva programmato a inizio anno”.
Il primo campus è stato quindi ospitato dal Comune di Semproniano che, insieme alla cittadinanza, ha messo a disposizione le proprie strutture. Ma, secondo l’associazione, il problema non riguarda soltanto l’organizzazione delle attività.
“Non tanto i 22 euro richiesti a persona, accettabilissimi, ma il fatto che, nonostante fossimo 15 persone, bisognava pagare per 34”, prosegue Bilotta. “Le regole dell’ostello che la Regione Toscana ha messo in piedi prevedono che debba essere prenotato a pacchetto: 3.640 euro a campus più 500 euro per l’utilizzo della cucina”.
Una cifra che, secondo l’associazione, snaturerebbe la funzione sociale della struttura. “Ci è stato risposto che era stato applicato il tariffario più vantaggioso, quello di Booking. Quindi possiamo affermare che non si parla più di sociale, ma di business vero e proprio”.
Nel comunicato si sottolinea inoltre che la richiesta di organizzare il campus della legalità era stata avanzata già nel mese di gennaio, partecipando al bando regionale e chiedendo informazioni proprio per evitare problemi dell’ultimo momento.
“Del resto, la scelta di Ente Terre Toscana che da quest’anno gestisce l’ostello è per noi una chiara scelta di priorità da parte della Regione, vale a dire privilegiare l’aspetto di business e turistico rispetto a quello dell’educazione e formazione, nonché delle istanze sociali. E non si tratta di una scelta che possiamo condividere”.
Per non rinunciare ai campus, le Sentinelle di Nonno Nino hanno deciso di restare a Suvignano pernottando però a Monteroni d’Arbia, in appartamenti privati situati a pochi chilometri di distanza.
L’appello finale è affidato ancora alle parole di Antonino Caponnetto: “Uomini e donne di buona volontà, se ci siete battete un colpo!”.
MC