Telemonitoraggio continuo per i detenuti diabetici: a San Gimignano il controllo della glicemia avviene direttamente in carcere

Condividi su

Il diabetologo entra nel carcere senza varcarne i cancelli e adesso può controllare la glicemia dei detenuti anche durante la notte.

A San Gimignano la telemedicina fa un passo avanti: ai detenuti con diabete vengono applicati sensori che permettono agli specialisti di seguire a distanza l’andamento del glucosio e modificare la terapia senza trasferire il paziente fuori dall’istituto.

Il nuovo sistema amplia il progetto avviato dall’Azienda USL Toscana sud est negli istituti penitenziari. A San Gimignano la prima fase era basata sui teleconsulti: su 319 detenuti, 30 sono risultati affetti da diabete e sono state effettuate 67 visite specialistiche a distanza, senza rendere necessario alcun trasferimento esterno.

Ora arrivano i sensori per il monitoraggio continuo. Il diabetologo prescrive il dispositivo durante la visita a distanza, la Farmacia ospedaliera lo invia al carcere e il personale sanitario della struttura, formato dagli specialisti, lo applica al paziente. I lettori utilizzati sono privi di connessione internet per ragioni di sicurezza.

“I medici possono così monitorare e analizzare a distanza i dati della glicemia e regolare la terapia in tempo reale”, spiega Loredana Rizzo, direttrice della Diabetologia dell’ospedale Misericordia di Grosseto. Il sistema permette quindi di seguire costantemente la malattia e garantire continuità alle cure senza gli spostamenti necessari per raggiungere gli specialisti.

Un vantaggio che riguarda anche la sicurezza all’interno del carcere. “I nuovi sensori – spiega Mateo Ameglio, direttore della Salute in Carcere – attraverso gli allarmi acustici prevengono le crisi glicemiche acute, anche durante la notte, e permettono una sostanziale riduzione dell’uso e della circolazione di materiali taglienti come aghi e lancette tradizionali”.

Il progetto nasce dalla collaborazione tra Salute in Carcere e Diabetologia, con il coinvolgimento della Farmacia ospedaliera. Medici, infermieri e farmacisti possono così lavorare in rete e intervenire sui trattamenti senza attendere il trasferimento del detenuto.

“È possibile elaborare in tempo reale un piano di trattamento personalizzato”, conclude Barbara Meini, direttrice del Dipartimento Politiche del farmaco. L’obiettivo è portare le prestazioni specialistiche direttamente dentro il carcere, riducendo spostamenti, costi e problemi organizzativi e garantendo allo stesso tempo un controllo più continuo della patologia.