Trattori e camion assediano il casello Valdichiana, protesta contro il caro gasolio e i prodotti sottopagati
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Trattori e camion, due mondi diversi ma una battaglia comune. Chi lavora nei campi e chi percorre ogni giorno centinaia di chilometri sulle strade si ritrova a fare i conti con lo stesso nemico: il caro carburante. E così la protesta torna a farsi sentire in Valdichiana, dove agricoltori e autotrasportatori hanno raggiunto il casello dell’autostrada A1, nel territorio di Foiano della Chiana, al confine tra le province di Siena e Arezzo, per denunciare una situazione economica che considerano ormai insostenibile.
La mobilitazione è scattata lunedì 26 ottobre. Intorno alle 11 trattori e tir hanno raggiunto a passo di lumaca il casello Valdichiana, provocando rallentamenti sulle strade esterne all’autostrada. Un centinaio i partecipanti, secondo le stime riferite dagli organizzatori, con gli autotrasportatori intenzionati a mantenere il presidio per tutta la settimana.
A sostenere la protesta dei camionisti sono arrivati anche gli agricoltori, alle prese con costi di produzione sempre più elevati e prezzi di vendita che, denunciano, continuano a diminuire.
Tra loro Fabio Iacomini, che punta il dito soprattutto contro l’aumento del gasolio agricolo. “L’anno scorso costava 70-80 centesimi, quest’anno siamo arrivati anche a 1,65-1,70 euro in alcuni posti d’Italia”, racconta. Un rincaro che, secondo Iacomini, si aggiunge a una situazione già difficile per le aziende del settore primario.
Il problema, però, non si ferma al carburante. A preoccupare i produttori è soprattutto la distanza crescente tra quanto viene riconosciuto a chi coltiva e alleva e quanto i consumatori finiscono per pagare nei negozi e nei supermercati.
“Il prezzo a noi produttori sta calando vertiginosamente, mentre quando si va a fare la spesa sta aumentando”, denuncia Iacomini, contestando un sistema nel quale gli aumenti dei costi vengono scaricati sui consumatori senza tradursi in maggiori guadagni per gli agricoltori.
La richiesta è quella di poter continuare a lavorare contando su una remunerazione adeguata, senza dipendere esclusivamente dagli aiuti pubblici. “Noi non vogliamo sussidi, vogliamo campare con il giusto prezzo dei nostri prodotti”, sottolinea Iacomini, che lamenta anche la mancanza di benefici concreti per le aziende nonostante le misure di sostegno annunciate negli ultimi mesi.
Una situazione che, secondo i manifestanti, rischia di avere conseguenze ben più ampie delle difficoltà delle singole imprese. “Se non viene pagato il prodotto noi siamo destinati a finire. E finirà la filiera italiana. I prodotti Made in Italy spariranno”, avverte Iacomini.
Accanto agli agricoltori, anche gli autotrasportatori denunciano tariffe rimaste sostanzialmente ferme a fronte dell’aumento delle spese. Donato Rossini descrive un settore nel quale il costo della vita e quello del lavoro continuano a crescere, mentre i compensi non riescono a tenere il passo.
Al presidio non è mancata la solidarietà di automobilisti, cittadini e imprenditori del territorio. C’è chi ha portato caffè e cornetti ai manifestanti e chi si è fermato per esprimere vicinanza. Anche alcuni esercenti del Senese hanno condiviso le preoccupazioni legate all’aumento delle bollette, delle materie prime e delle tasse, con ripercussioni sulle attività commerciali e sui consumatori.
La protesta, intanto, guarda anche oltre la Valdichiana. Per martedì 27 ottobre è annunciata un’altra manifestazione di agricoltori a Roma, con la partecipazione di rappresentanti provenienti da diverse regioni italiane.
Gli autotrasportatori prevedono di restare al casello per una settimana, mentre gli agricoltori valuteranno se tornare nei prossimi giorni, compatibilmente con i lavori nei campi.