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Una vena di ottimismo nella fotografia di Mediobanca sul settore vinicolo tra nuove sfide e calo dei consumi

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Il nuovo rapporto dell’Area Studi Mediobanca sul settore vinicolo in Italia, pubblicato in questi giorni, ci rivela uno scenario complesso marcato da un netto calo dei consumi.

L’indagine ha preso in esame 255 principali società di capitali italiane con fatturato 2024 superiore ai 20 milioni di euro e ricavi aggregati per 12 miliardi di euro, di cui la metà dovuto all’export. L’Italia nel 2025 si è confermata il il principale produttore mondiale di vino con 44,4 milioni di ettolitri (19,7% su scala globale). Ma questa non è necessariamente una buona notizia, di fronte ad un evidente calo dei consumi nazionali (-9,4%) rispetto al 2024. L’Italia nel 2025, inoltre, risulta essere il Paese che ha esportato la maggiore quantità di vino nel mondo (21 milioni di ettolitri nel 2025), mentre si trova al secondo posto, subito dopo la Francia, per il valore delle quantità esportate (7,8 miliardi di euro, dietro solo agli 11,2 miliardi della Francia).

Il 2025 dei maggiori produttori italiani di vino ha chiuso con un calo delle vendite del 2,8% rispetto al 2024: il mercato estero (-3,4%) risulta più debole di quello interno (-2,2%). Tengono un po’ meglio gli spumanti che registrano una flessione del 1,5%. Il cambiamento dei consumi è evidente e sembra che la tendenza proseguirà nei prossimi anni. A soffrire di più sono state le aziende più piccole.

Uno scenario che sul lungo periodo porterà ad un processo di selezione più severo. Che strumenti possono mettere in campo le aziende per rispondere a questi cambiamenti? Secondo l’indagine le sfide stanno nel conquistare nuovi mercati (per il 64% delle aziende oggetto dell’indagine), nel rafforzare le attività di marketing e comunicazione (per il 60%), nello sviluppo di nuovi canali di vendita e nella maggiore attenzione alla sostenibilità (45% circa).

Ovviamente resta fondamentale lavorare su una produzione di qualità (determinante per i consumatori e per circa metà delle aziende), ma anche sul prezzo (per due terzi dei casi). Nonostante tutto, c’è un po’ di ottimismo da parte di più della metà dei maggiori produttori, che per il 58% attende per il 2026 una crescita delle vendite complessive.

Stefania Tacconi