Zanzare e West Nile, Rappuoli: “Lo scenario è cambiato, serve una difesa permanente”

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“Lo scenario è cambiato e dobbiamo prenderne atto. West Nile e Chikungunya sono esempi molto concreti di malattie che ormai interessano anche il nostro Paese. La presenza dei vettori, la mobilità delle persone e le trasformazioni delle condizioni ambientali stanno modificando la geografia delle malattie infettive». Lo afferma Rino Rappuoli, direttore scientifico della Fondazione Biotecnopolo di Siena, in occasione del World Mosquito Day, la Giornata mondiale della zanzara che si celebra oggi.

“E’ necessario riconoscere un cambiamento che è già in corso e prepararci di conseguenza. Oggi abbiamo conoscenze e tecnologie che ci permettono di farlo molto meglio rispetto al passato”, sottolinea Rappuoli. West Nile è ormai una presenza conosciuta nel panorama epidemiologico italiano. Ma la diffusione dei vettori e la possibilità che virus come Dengue e Chikungunya trovino condizioni favorevoli alla trasmissione anche in Europa spostano il tema delle zanzare ben oltre la tradizionale dimensione stagionale. Sorveglianza, capacità diagnostica e ricerca diventano parti di una strategia più ampia di sicurezza sanitaria.

“Significa prima di tutto non aspettare che il problema sia già arrivato. Dopo la pandemia abbiamo continuato a confrontarci con minacce diverse, dal vaiolo delle scimmie a Ebola, fino a West Nile e Chikungunya, che ogni estate interessano sempre più anche il nostro Paese. Le reti scientifiche e le capacità necessarie per rispondere a questi eventi non possono essere costruite durante una crisi, perché a quel punto abbiamo già perso un tempo prezioso”.

Per Rappuoli serve quindi una capacità stabile, costruita prima che una nuova minaccia imponga una risposta immediata. “Abbiamo assolutamente bisogno di un centro dedicato a prepararci a questi eventi, una struttura permanente che tuteli la sicurezza sanitaria nazionale. La protezione dalle grandi minacce sanitarie deve poter contare su una capacità stabile, con persone, competenze e infrastrutture che lavorino prima dell’emergenza. La sicurezza sanitaria non può essere organizzata soltanto quando compare una crisi”. La ricerca rappresenta l’altro elemento decisivo. Le biotecnologie hanno aumentato la velocità con cui è possibile conoscere un nuovo patogeno e costruire possibili contromisure. Un vantaggio che, secondo Rappuoli, richiede però competenze e infrastrutture già disponibili.

“Oggi possiamo studiare un patogeno con una velocità e una precisione che non avevamo in passato. Le nuove tecnologie e l’intelligenza artificiale possono accelerare ulteriormente questo processo, ma dobbiamo avere già costruito le competenze e le infrastrutture necessarie per utilizzarle”.

La sfida è prepararsi anche a una minaccia che oggi non è ancora possibile identificare. “Non possiamo sapere con certezza quale sarà la prossima minaccia, ma possiamo prepararci studiando le famiglie di patogeni che conosciamo e sviluppando piattaforme capaci di essere adattate rapidamente. Più conoscenza produciamo prima di una crisi, maggiore sarà la nostra capacità di rispondere quando servirà”.