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La Pala della Madonna delle Nevi torna protagonista: il restauro si apre al pubblico
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Non capita spesso di poter osservare un capolavoro del Rinascimento mentre viene restaurato. Da domani, martedì 8 luglio, e fino a giovedì 10 luglio, la chiesa di Santa Maria delle Nevi aprirà eccezionalmente le proprie porte per consentire a cittadini e visitatori di seguire da vicino il delicato intervento conservativo sulla Pala della Madonna delle Nevi di Matteo di Giovanni, uno dei dipinti più significativi dell’arte senese.
L’opera entra infatti in una nuova fase del percorso di conservazione dopo la conclusione del trattamento anossico, eseguito dal Laboratorio di Conservazione e Restauro Antica Maniera di Marco Santi, che ha permesso di eliminare gli insetti xilofagi presenti nel supporto ligneo. L’intervento è stato interamente finanziato, in parti uguali, dal Nasjonalmuseet di Oslo e dalla Galleria Borghese nell’ambito degli accordi legati al prestito dell’opera Bernardino Campi (?) ritrae Sofonisba Anguissola di Sofonisba Anguissola per la mostra Women Painters. Women Artists and Their Education in Italy and Northern Europe, 1550–1650.
Per permettere al pubblico di seguire le nuove fasi del restauro, la chiesa resterà aperta nelle giornate dell’8, 9 e 10 luglio con orario 9.30-12.30 e 15.30-18.30.
Proprio nel pomeriggio, dalle 15.30 alle 18.30, sarà possibile assistere dal vivo al lavoro della restauratrice, osservando le tecniche, gli strumenti e le operazioni necessarie per garantire la conservazione dell’opera. Un’occasione rara per entrare nel “dietro le quinte” del restauro e comprendere quanto studio, precisione e competenza siano necessari per preservare un dipinto che rappresenta un tassello fondamentale del patrimonio artistico senese.
L’iniziativa punta anche ad avvicinare il pubblico al lavoro, spesso poco visibile, di chi ogni giorno si occupa della tutela dei beni culturali, trasformando il cantiere di restauro in uno spazio aperto alla città e offrendo un’esperienza che permette di conoscere non solo il valore dell’opera, ma anche quello delle attività che ne garantiscono la conservazione per le future generazioni.