Ricerca, conoscenza della città e un forte messaggio di spiritualità: c’è tutto questo nel Cencio dell’artista Teodora Axente, accolto con un grande applauso dalla cittadinanza senese. Nel Drappellone domina la figura della Vergine, posta al vertice della composizione a protezione della Rosa d’Oro, il prezioso dono che Papa Pio II offrì alla città. Il grande manto azzurro si apre a protezione della città e dei suoi cittadini, mentre ai suoi piedi due cherubini, le cui figure si fondono con quelle dei pesci secondo il linguaggio metamorfico tipico dell’artista, sorreggono gli stemmi di Siena. Il pesce, antico simbolo cristiano, diventa così anche metafora della comunità senese, che nel Palio trova il momento più alto della propria identità collettiva. L’opera è attraversata da un intenso gioco di luci e ombre, ispirato alla lezione caravaggesca, che fa emergere le figure dal buio conferendo alla scena una forte dimensione teatrale. Sullo sfondo si addensano nubi tempestose che evocano la battaglia di Camollia del 1526, tema storico cui è intitolato il Palio, mentre la luce irradiata dalla Vergine trasforma il cielo in un simbolo di speranza e rinascita. Al centro della composizione si staglia il profilo monumentale di Siena, con il Palazzo Pubblico, la Torre del Mangia e il Duomo riuniti in un’unica silhouette. La luce della Madonna illumina anche Piazza del Campo, dove le diciassette Contrade sono raffigurate come figure solenni, ciascuna accompagnata dal proprio stemma storico. La loro disposizione richiama i bassorilievi della Fonte Gaia di Jacopo della Quercia e, più in generale, la struttura dei grandi polittici senesi del Trecento e del Quattrocento, nei quali ogni figura contribuisce all’armonia dell’insieme. Attraverso una pittura ricca di richiami simbolici, preziosi dettagli e raffinati riferimenti alla tradizione artistica locale, Teodora Axente offre un omaggio a Siena, alla sua storia e al patrimonio spirituale e culturale che il Palio continua a custodire e rinnovare.
“In questi mesi ho avuto la possibilità di conoscere più profondamente la sua storia – commenta Teodora Axente –, la sua arte e la sua spiritualità. Ho sentito una vicinanza particolare con la tradizione senese e con quella dimensione sacra che appartiene anche alle mie radici. Grazie Siena, per avermi accolto e per avermi permesso di diventare, anche solo per un momento, parte della tua storia. Ero molto emozionata durante la presentazione, ma allo stesso tempo molto onorata di aver partecipato, perché in questo periodo sono stata circondata da persone che mi hanno trasmesso tanta energia positiva. Questa è la Madonna che ho sempre sognato, che mi riporta indietro nel tempo, a quando ero bambina e riuscii, con naturalezza e ingenuità, a dipingere una Madonna con il Bambino nella chiesa del paese dei miei nonni. Nonna aveva donato il dipinto al sacerdote della chiesa e così era stata collocata sull’altare. Dunque, è un sogno poter tornare qui e rappresentare questa figura. Sono stata qui tre volte. Ho studiato, ho osservato e ho avuto molte informazioni anche dalle precedenti edizioni del Palio, dalle quali ho tratto ispirazione. Ma la mia vera fonte sono state le vecchie immagini del Palio, che mi hanno dato l’energia e l’opportunità di creare la mia personale visione. Io non faccio riferimento all’essere donna o uomo in questo Cencio, come si può pensare. Preferisco qualcosa di più androgino, quindi un personaggio universale che rappresenti tutto questo”.