Dal Drappellone alla città. Dalla metamorfosi dipinta da Teodora Axente a quella che, secondo Nicoletta Fabio, deve riguardare anche Siena. A margine della presentazione dell’opera per il Palio del 16 agosto, il sindaco parte dal lungo applauso che ha accompagnato lo svelamento dell’opera e arriva a una riflessione che va oltre la Festa: “Metamorfosi significa che tutto scorre, nulla è fermo, nulla è statico. E anche questa città ha bisogno di dinamismo”.
“Finalmente un lungo applauso – commenta Fabio –. In realtà ce ne sono stati anche altri, più o meno calorosi, ma questo mi è sembrato sincero, spontaneo, immediato. Sicuramente è un Drappellone di grande impatto. Poi ciascuno ha i propri gusti e fa le proprie considerazioni estetiche, ma è certamente un’immagine forte, molto al femminile”.
Un elemento che emerge con evidenza dall’opera di Axente, dove le diciassette contrade vengono rappresentate attraverso figure femminili.
“La scelta di rappresentare tutte le contrade al femminile è significativa – prosegue la sindaca –. D’altronde abbiamo una pittrice giovane, una donna. Io non amo molto fare distinzioni di genere, ma nella femminilità ci sono forza, coraggio, audacia, fragilità e vulnerabilità, elementi che trovano nel proprio animo e soprattutto nella spiritualità una grande forza”.
Poi la metamorfosi, uno dei tratti caratteristici della pittura di Teodora Axente e una delle chiavi attraverso cui leggere il Drappellone dell’Assunta.
“È uno dei tratti distintivi, uno dei fili conduttori della sua pittura, e lo sapevo anche quando l’ho scelta per questo Drappellone. Il tema della metamorfosi si presta a infinite declinazioni. Nel mio intervento ho detto che la città si trasforma ogni volta, che la memoria di un evento storico si trasforma in presente e si proietta nel futuro”.
È qui che Fabio allarga il ragionamento alla Siena di oggi: “Forse sono concetti che ricordiamo spesso, ma metamorfosi significa anche che tutto scorre, che nulla è fermo o statico. E anche questa città ha bisogno di dinamismo”.
Nell’opera c’è anche il richiamo ai cinquecento anni dalla battaglia di Camollia. Sullo sfondo del Drappellone, le nubi tempestose evocano lo scontro del 1526, mentre la luce della Vergine apre a un messaggio di speranza e rinascita. Un riferimento storico che, per Fabio, può essere letto anche attraverso il presente.
“Le allusioni mi sembrano percepibili, anche se non esplicite. Ricordare che questa città, nei secoli, ha saputo periodicamente trovare la forza che nasce dall’unione e dalla consapevolezza di essere tutti parte di un destino comune credo sia particolarmente importante proprio in questo momento storico”.
Katiuscia Vaselli
Marco Crimi