Il voto è stato quasi unanime, ma il dato più interessante si nasconde dietro quel 96,96%. A spingere Intesa Sanpaolo verso Mps sono stati anche i grandi investitori istituzionali, che rappresentavano quasi il 70% del capitale presente nell’assemblea straordinaria chiamata ad autorizzare l’aumento di capitale al servizio dell’Opas sul Monte. E alcuni di quei grandi fondi siedono contemporaneamente nel capitale delle due banche.
È quanto emerge dall’analisi effettuata dalle agenzie di stampa sulla composizione dell’assemblea e sull’esito della votazione. Alla riunione ha partecipato il 63,9% del capitale di Intesa Sanpaolo. Del capitale presente, il 69,61% era riconducibile a investitori istituzionali, il 29,45% alle fondazioni, lo 0,04% agli azionisti retail e lo 0,9% ad altri soci.
La proposta del consiglio di amministrazione è stata approvata dal 96,96% del capitale rappresentato. Un consenso che assume quindi un significato più ampio rispetto al solo via libera tecnico all’aumento di capitale fino a 5,7 miliardi di nuove azioni. L’amministratore delegato Carlo Messina lo ha definito una “tappa concreta” nel percorso dell’offerta su Mps.
L’analisi delle agenzie si concentra soprattutto sui grandi fondi internazionali. Non sono ancora disponibili indicazioni ufficiali sul voto espresso da ciascun azionista, ma BlackRock, Vanguard e Norges Bank figurano nel capitale sia di Intesa sia di Monte dei Paschi. BlackRock possiede circa il 5,1% di Intesa e poco meno del 5% di Mps; Vanguard rispettivamente il 3,5% e il 2,6%; Norges Bank l’1,2% di Intesa e il 3,1% del Monte.
Per BlackRock e Vanguard, dunque, il voto favorevole viene desunto dall’analisi dei numeri e non è al momento una dichiarazione ufficiale dei due fondi. L’affluenza all’assemblea è stata infatti leggermente superiore a quella dello scorso aprile, quando gli stessi investitori avevano partecipato, e le dimensioni delle quote di BlackRock e Vanguard rendono il loro comportamento particolarmente rilevante nel risultato finale. Nelle settimane precedenti, inoltre, i principali proxy advisor avevano raccomandato di sostenere l’operazione.
Diverso il caso di Norges Bank, per il quale il sostegno è esplicito: nelle istruzioni di voto pubblicate dal fondo norvegese è indicato il voto favorevole alla proposta presentata dal management di Intesa.
Ed è proprio la presenza degli stessi grandi investitori nei due azionariati a spostare adesso l’attenzione da Milano a Siena. Il 29 ottobre toccherà infatti all’assemblea di Mps pronunciarsi, nell’ambito della passivity rule, anche sulla doppia Ops lanciata dal Monte su Banco Bpm e Banca Generali, operazioni alternative rispetto al progetto avanzato da Intesa.