Mps, Giorgetti svela il retroscena: “Eravamo pronti a vendere, poi sono arrivate le offerte. Ora siamo neutrali”

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Il Tesoro era pronto a lasciare il Monte, poi Intesa ha bussato alla porta di Rocca Salimbeni e tutto si è fermato. Giancarlo Giorgetti chiarisce da Cernobbio la posizione del Governo sul futuro di Mps: il Mef, spiega il ministro dell’Economia, aveva già avviato il percorso per dismettere la partecipazione residua nella banca senese, ma l’arrivo delle offerte ha congelato l’operazione. E, almeno per il momento, il Tesoro rivendica una posizione di assoluta neutralità.

“Rispetto al futuro di Mps, avremmo già dismesso la nostra quota ed era stata già avviata la procedura, poi sono partite le offerte”, ha affermato Giorgetti a margine del Forum Ambrosetti.

Il ministro descrive quindi un Tesoro fermo alla finestra mentre intorno al Monte si muove la partita delle aggregazioni. “In questo momento noi come Mef siamo di fatto congelati”, ha spiegato, aggiungendo che il ministero “non intende assolutamente intervenire, né interferire con le operazioni in corso”.

Una precisazione che arriva nel pieno del confronto politico sul ruolo dello Stato nel futuro di Rocca Salimbeni. Proprio da Cernobbio Elly Schlein e Matteo Renzi hanno rivolto nelle scorse ore la stessa accusa al Governo, quella di un’eccessiva interferenza nel risiko bancario, arrivando però a conclusioni opposte sulla partecipazione pubblica in Mps. La segretaria del Pd ha chiesto che il Tesoro mantenga la propria quota, mentre il leader di Italia Viva sostiene che il Mef debba uscire dal capitale della banca.

Le parole di Giorgetti aggiungono adesso un elemento alla discussione: l’uscita dello Stato, nelle intenzioni del Tesoro, era già stata messa in moto prima che le operazioni sul Monte modificassero lo scenario.

“Noi abbiamo detto in Parlamento, e ribadito, che siamo totalmente neutrali rispetto alle operazioni” in campo, ha concluso il ministro.