Feste Cateriniane, Bassetti: “Davanti al dolore del mondo serve il fuoco della carità della Santa”
Condividi su
Non una fede passiva, ma una responsabilità concreta. Non spettatori, ma protagonisti: è lo zenit dell’omelia del cardinale Gualtiero Bassetti nella basilica di San Domenico, nel momento più solenne delle Feste Cateriniane. Un messaggio chiaro: “Il compito di ogni cristiano non è assistere passivamente agli eventi della Chiesa e del mondo”, ma sentirsi parte viva di una comunità, “membra di un unico corpo di cui Cristo è capo”.
Nel ricordo di Santa Caterina, compatrona d’Italia insieme a San Francesco, Bassetti ha richiamato il senso più profondo della sua testimonianza: una giovane donna “umile strumento dell’amore di Dio” ma allo stesso tempo “potente voce di richiamo”, capace di attraversare l’Italia e l’Europa lasciando “solchi infuocati” nel suo passaggio.
Un’immagine forte, che racconta una fede vissuta nella realtà. Caterina, ha spiegato il cardinale, è stata “portatrice di pace”, consapevole che “Cristo è la vera pace”, tanto da fare della croce e dell’ulivo i suoi simboli. Una missione che non si è fermata davanti a nulla, sostenuta da “un fuoco d’amore” capace di spingerla “da Siena ad Avignone fino a Roma”.
LA DIRETTA
Ma il richiamo più diretto arriva sul presente. In un tempo segnato da conflitti e tensioni, Bassetti ha allargato lo sguardo: “Non possiamo non pensare alle tante persone che soffrono in Italia, in Europa orientale, nel Medio Oriente e in Africa a causa della violenza”. E ha indicato una direzione precisa: “Il fuoco della carità che animava Caterina deve infiammare anche noi, per non rimanere insensibili”.
Un passaggio che diventa anche culturale e civile. “In un’epoca di relativismo e di mondanità – ha sottolineato – Caterina ci invita a vivere fino in fondo il Vangelo”, indicando una strada che non è solo spirituale ma anche concreta, capace di incidere nella società.
Al centro, anche il tema della donna nella Chiesa. Caterina emerge come figura “forte, vivace, capace di relazione e comprensione”, esempio di una verità che – ha ricordato Bassetti citando la Santa – “va proposta con affetto di carità, solo così sarà accolta”.
Infine l’appello al Paese: “Abbiamo bisogno di un sussulto di speranza e di una cultura umanistica come quella di Caterina”, capace di rimettere al centro la persona. Perché, ha concluso il cardinale, è proprio “nei volti dei poveri e degli ultimi” che si riconosce “la bellezza più autentica dell’umanità”.
Un messaggio che non resta nella liturgia, ma che attraversa il presente. Come le parole con cui Caterina chiudeva le sue lettere, ricordate da Bassetti:“Permanete nella dolce dilezione di Dio. Gesù dolce. Gesù amore”.