Feste Cateriniane, Lojudice: “In un mondo in guerra la voce della Santa è più attuale che mai”
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In un tempo in cui “la pace non può essere solo proclamata ma costruita”, il messaggio di Santa Caterina torna a parlare con forza anche alla politica e alle istituzioni.
Questo il messaggio del cardinale Augusto Paolo Lojudice, che ha richiamato, in occasione delle feste cateriniane, ad una responsabilità concreta: “Senza giustizia non c’è pace” e “se manca la pace viene meno il presupposto della crescita sociale e morale di una città e di uno Stato”.
Un appello che affonda nelle parole della Santa, “messaggera di pace tra i potenti”, capace di esortare “uomini di Chiesa e uomini di potere alla giustizia, alla temperanza, alla pietà”, ricordando che proprio nella giustizia si riassumono le virtù indispensabili per la convivenza. E ancora, ha proseguito Lojudice: “In un mondo in cui il conflitto sembra dominare la scena pubblica e privata, l’appello alla pace di Caterina suona di un’attualità assordante”.
Un filo che attraversa anche l’intervento del sindaco Nicoletta Fabio, che ha spostato l’attenzione dal passato al presente: “Il messaggio che Caterina ci ha consegnato è un patrimonio dell’umanità intera”, ma oggi, ha sottolineato, viviamo in “un’umanità smarrita, confusa, sopraffatta dalle lusinghe dell’amor proprio”. Da qui la lettura più netta: l’egoismo come radice di ingiustizie e divisioni.
Nicoletta Fabio ha richiamato la metafora cateriniana degli “alberi dell’anima”, distinguendo tra “alberi di vita, radicati nell’umiltà” e “alberi di morte, posti nella superbia”, i cui frutti sono le azioni degli uomini. Un passaggio che diventa anche messaggio politico: “Caterina ci chiama ad agire con determinazione e coerenza, senza tornaconto personale”, indicando una linea chiara anche per chi governa e per la comunità nel suo insieme.
La diretta
Sulla stessa direttrice il prefetto Valerio Massimo Romeo, che ha definito la Santa “una figura capace di parlare ancora al nostro tempo”, sottolineando come, in un’epoca in cui il ruolo delle donne era marginale, seppe “affermare con forza il proprio impegno e incidere sui poteri del tempo”, fino a essere considerata “una antesignana del femminismo nella storia del cristianesimo medievale”.
Ma soprattutto, Romeo ha insistito sul nodo centrale: “Nei suoi scritti Caterina pone al centro il bene comune, invitando i governanti a mettere da parte egoismi e ambizioni personali”. Da qui il richiamo più attuale, legato ai conflitti in corso: “Non mi pare che la guerra sia cosa così dolce da doverla seguire, potendola evitare. C’è cosa più dolce della pace? Certamente no”.
Le parole dei tre interventi si inseriscono nel cuore delle celebrazioni che culminano oggi, domenica 3 maggio: nel Santuario-Casa di Santa Caterina, si è tenuta l’offerta dell’olio per la lampada votiva, donato dai comuni di Varazze e Castel del Piano per l’arcidiocesi. Quindi la donazione dei ceri delle associazioni e delle aggregazioni. Alle 11.30, nella Basilica di San Domenico, la Messa solenne presieduta dal cardinale Gualtiero Bassetti, alla presenza del cardinale Lojudice e del vescovo di Savona Calogero Marino.